Colpo di scena nel mondo delle stablecoin. Prima però un facciamo un rapido passo indietro.

Uno stablecoin è semplicemente un gettone digitale il cui valore resta ancorato al dollaro, uno a uno. Dietro ogni gettone emesso, l’emittente tiene depositati dollari veri o titoli di stato. Chi guadagna da questo meccanismo? Di solito solo l’emittente, che intasca gli interessi generati da quei depositi. Tether, il più grande, ha superato i 13 miliardi di dollari di utile quasi tutto da questa fonte. Circle, che emette USDC, funziona allo stesso modo.

MA

140 aziende che insieme muovono la maggior parte dei pagamenti globali (Visa, Mastercard, Stripe, BlackRock, BNY Mellon, Coinbase, Shopify, Google, DoorDash, tra le altre) hanno lanciato Open USD, un nuovo stablecoin che rovescia la regola. Zero commissioni per creare o riscattare il gettone, nessun limite di volume: quasi tutti i guadagni sugli interessi vanno ai partner che generano l’adozione, non a chi emette la moneta.

È come se la banca che tiene i tuoi soldi decidesse di dare gli interessi al negozio dove li spendi, invece di tenerli per sé.

Il mercato ha reagito subito: le azioni di Circle sono droppate del 18% in poche ore, il minimo degli ultimi quattro mesi.

Dietro l’operazione c’è anche una spinta normativa. Il GENIUS Act, firmato negli Stati Uniti nel 2025, ha dato per la prima volta una cornice federale ai pagamenti in stablecoin, rendendo possibile un modello a governance condivisa che due anni fa non sarebbe stato praticabile.

Ogni categoria di partner ci guadagna a modo suo. Visa e Mastercard restano sui binari del pagamento digitale senza cedere i margini a un emittente esterno. Stripe, che possiede già l’infrastruttura Bridge, si assicura lo stablecoin di default per milioni di aziende che usano la sua piattaforma. BNY Mellon incassa ruoli di custodia e riserva. Coinbase si copre dalla dipendenza da USDC senza però abbandonarlo. Shopify e DoorDash ottengono pagamenti più rapidi ed economici verso venditori e collaboratori in tutto il mondo.

Interessante notare chi manca all’appello. JPMorgan, Bank of America e altre grandi banche americane stanno costruendo un blocco rivale pensato per i pagamenti tra paesi del G7. Tether, Circle e PayPal restano completamente fuori.

Si stanno quindi formando due schieramenti concorrenti. Ce n’era davvero bisogno?

Open USD è tecnicamente migliore di USDC o USDT? Potenzialmente la cosa è molto interessante ma mettere intorno al tavolo 140 aziende, molte in concorrenza tra loro, pone dubbi sulla governance. Alcuni dei partner poi, come Klarna, stanno già sviluppando in proprio stablecoin alternativi, e questo crea una tensione naturale all’interno della coalizione.

Ovviamente la distribuzione sarà tutto e vedremo quanto velocemente crescerà l’offerta di Open USD dopo il lancio previsto entro fine anno, se Stripe lo renderà davvero l’opzione predefinita per i suoi milioni di clienti, e come reagirà Circle sul piano dei prezzi.

Certo è che se Visa e BlackRock decidono di ridistribuire chi incassa gli interessi sugli stablecoin, la domanda se gli stablecoin contino davvero per il futuro dei pagamenti si può considerare chiusa. Ogni azienda del settore pagamenti dovrà scegliere da che parte stare.