Secondo Reuters, la matricola dell’intelligenza artificiale ha spostato l’IPO a metà ottobre, un mese più tardi rispetto al piano iniziale che prevedeva la pubblicazione del prospetto già in questi giorni.

I numeri in gioco sono davvero da capogiro: gli investitori puntano a una raccolta sopra i 75 miliardi di dollari, cifra che supererebbe il collocamento di SpaceX come il più grande della storia.

Il Financial Times parla addirittura di una valutazione vicina ai 2.000 miliardi di dollari, il doppio dell’obiettivo iniziale di 1.000 miliardi e ben oltre i 965 miliardi raggiunti a maggio con il round Serie H da 65 miliardi.

A sostenere queste aspettative c’è una crescita dei ricavi da primi della classe: circa 11 miliardi nel secondo trimestre, più del doppio dei 4,8 miliardi del primo trimestre. La società chiude però il 2025 con una perdita netta di 42 miliardi, mentre i sostenitori scommettono su ricavi annualizzati tra 100 e 120 miliardi entro fine anno.

Nel frattempo Anthropic lavora anche a una linea di credito revolving da 15 miliardi con Morgan Stanley, Goldman Sachs, JPMorgan e Citi, e ha appena incassato una vittoria legale contro il Pentagono, che aveva provato a bloccare l’uso dei suoi modelli per la pubblica amministrazione. Insomma si costruisce un bel fortino.

Quello che colpisce di questa IPO è la velocità con cui i mercati prezzano la crescita dei ricavi, ignorando perdite di questa portata.

Un’azienda che brucia 42 miliardi in un anno e punta comunque a raddoppiare il proprio target di valutazione iniziale è un’anomali che si spiega solo con la parola che affascina tutti: “intelligenza artificiale”.

I mercati stanno scontando davvero i ricavi futuri dell’AI o siamo in una nuova fase di euforia da capitale di rischio e nella mega bolla di cui si parla ormai da tempo?

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