Meta ha lanciato un agente AI che può fare acquisti al posto tuo, con una carta che non è la tua.
Si chiama Muse. Gira su un computer virtuale dedicato, la Muse Secure VM, che ospita sia l’agente sia i dati della persona. Si parla a Muse come si scrive un messaggio, dentro l’app Muse o direttamente su WhatsApp, ed è alimentato da Muse Spark, il modello più capace mai costruito da Meta per il lavoro agentivo.
La parte che interessa chi si occupa di pagamenti è il checkout. Muse paga tramite Link di Stripe, primo agente AI coperto dalle protezioni di Link: rimborso per articoli danneggiati o smarriti, adeguamento al ribasso del prezzo, resi senza costi, garanzia di reso sugli acquisti idonei. Ogni transazione passa attraverso una carta virtuale monouso generata da Link, così i dati della carta reale restano nascosti al merchant. Shop Pay e il supporto 1Password arriveranno presto.
C’è anche un agente separato, Sentinel, che vive sulla stessa macchina ma resta isolato da Muse a livello di sistema. Niente esce verso internet senza la sua approvazione, e per le azioni sensibili, come inviare un’email o completare un acquisto, chiede sempre conferma alla persona.
Meta ha costruito un wallet per agenti, una VM dedicata per ogni utente e un livello di permessi granulare per ogni servizio collegato. Per un ecosistema europeo che discute da anni di sovranità dei pagamenti e PSD3, l’arrivo di un attore come Meta nel checkout agentico (con tutte le premesse di cui sopra) cambia nuovamente gli equilibri della discussione.