Intesa Sanpaolo vuole MPS per 36 miliardi di euro ma l’antitrust guarda a due fronti diversi: gli sportelli e Generali.

Con il 24-25% di depositi e impieghi italiani, il gruppo combinato avrebbe una quota pari a circa il doppio del concorrente più vicino, e in alcuni mercati locali arriverebbe intorno al 40%. L’istruttoria antitrust copre nove regioni e numerose province, con una valutazione ancora preliminare.

Carlo Messina ha già proposto la cessione di circa 635 filiali, più della metà della rete MPS, a un concorrente più piccolo. Le autorità potrebbero comunque chiedere altre dismissioni.

Il secondo fronte riguarda le assicurazioni. MPS controlla di fatto il 13,5% di Generali, leader italiano nel vita, e Intesa è già tra i primi tre operatori del ramo. Le autorità potrebbero verificare se quella quota dia influenza su governance, strategia e accordi commerciali sensibili. Intesa dovrebbe dimostrare che si tratta di un investimento puramente finanziario, oppure ridurre la partecipazione.

I rimedi complicano l’operazione, ma la logica economica regge: secondo Reuters Breakingviews Intesa stima 1,5 miliardi di sinergie di costo annue, e anche 100 filiali in più da cedere le ridurrebbero di poco.

Quanta rete MPS resterà a Intesa e che ne sarà della quota in Generali determineranno la struttura dell’operazione e quanto beneficio arriverà davvero agli azionisti.