Mai toccare i soldi alle banche. E questi agenti AI che potrebbero fare il buono e il cattivo tempo… fanno paura anche alle big. Jamie Dimon di JpMorgan ha vietato agli agenti AI esterni di accedere ai conti… per evitare che poi gli agenti possona spostare i soldi altrove. Ed è una mossa largamente difensiva.

Già perchè in gioco ci sono 2.700 miliardi di dollari di depositi medi con un tasso di interesse allo 0,01% mentre le fintech arrivano a circa il 4%. Un agente che ottimizza il rendimento sposterebbe immediatamente la liquidità dove rende di più.

Quindi, per JP, gli agenti possono ancora leggere i saldi tramite aggregatori come Plaid, mentre pagamenti e bonifici restano fuori portata. Si chiudono a riccio e alzano gli scudi.

Un’altra banca amercicana, Mercury, ha scelto invece la strada opposta: con tutte le sicurezze del caso, l’agente legge saldi e movimenti, può richiedere un pagamento ma deve comunque essere il proprietario dell’account ad approvare. Così si riduce il rischio.

JPMorgan ha bloccato la strada insicura senza costruire quella sicura. Il passo successivo più probabile è un programma di agenti registrati con permessi e commissioni ma… i clienti non sono fessi.

Secondo un test di AIVO condotto a metà settembre, in 2.160 conversazioni su ChatGPT, Gemini e Perplexity con finti titolari di piccole imprese in cerca di una banca, Mercury ha ottenuto 327 raccomandazioni e Chase, la prima banca tradizionale in classifica, solo 60. Gli scudi forse non bastano.

In Europa la PSD2 prevede già l’accesso ai conti tramite consenso e permessi. Le banche europee estenderanno questo modello agli agenti AI o proveranno la strada di JPMorgan?

Fonte: CNBC

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