Finalmente una bella notizia: la mappa digitale dei Comuni italiani non è più quella di tre anni fa.

72 capoluoghi su 110 si collocano oggi nella fascia più alta dell’indice di maturità digitale. Erano 50 un anno fa. 29 due anni prima.

La fascia dei ritardatari è scomparsa del tutto.

Il progresso più netto arriva dai servizi online ai cittadini: il punteggio medio Digital Public Services sale a 87,2 su 100, contro 70 del 2024. 103 Comuni su 110 si trovano ora nel tier più alto di questo indice.

Il divario storico tra Nord e Sud si è assottigliato in modo significativo. Omogeneo in tutto il Paese, per la prima volta, da strabuzzare gli occhi.

Adesso il salto da completare è passare da un modello in cui il cittadino porta i propri documenti tra gli uffici, a uno in cui è l’amministrazione ad accedere direttamente alle informazioni di cui ha bisogno. Che è quello che speriamo spesso: ma la PA non può avere un suo bel archivio dove prende tutti i miei dati? Eh, si chiama “interoperabilità” e ci si deve ancora lavorare (anche qui, la parola “dati” è chiave come in tutti i business).

L’infrastruttura è pronta. La trasformazione digitale della PA deve continuare ma la straordinaria leva del PNRR si è esaurita. Già perchè I fondi straordinari sono finiti. Quasi una doccia gelata a fine post.

L’Italia saprà mantenere e far evolvere quanto è stato costruito, senza i fondi europei a spingerla?

Fonti: llSole24Ore, indagine realizzata da Fpa (gruppo Digital 360) per Deda Next che sarà presentata oggi in occasione di Forum Pa.

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