
C’è un’immagine che circola da qualche settimana nelle strade di Shenzhen: lunghe file di persone in attesa di installare un software chiamato OpenClaw, il cui logo è un’aragosta, con la stessa urgenza dei primi iPhone.
Ma OpenClaw non è un chatbot. Non risponde, non suggerisce: agisce. Legge i tuoi messaggi, gestisce il calendario, invia email, conduce ricerche anche mentre dormi. Una singola istruzione iniziale, poi autonomia totale. Non è un assistente più potente: è una categoria diversa di strumento.
Jensen Huang (CEO di NVIDIA) l’ha definita “probabilmente la release software più importante di sempre”. Retorica da palco, certo. Eppure coglie qualcosa di reale: stiamo chiudendo l’era della costruzione dell’intelligenza artificiale e aprendo quella del suo impiego continuo e capillare, diffuso. Gli agenti autonomi sono il motore di questa transizione.
Il problema? Il motore c’è. La carrozzeria, freni, sterzo, dispositivi di sicurezza, ancora no.
Un utente cinese ha lasciato OpenClaw attivo con accesso alla carta di credito. L’agente ha esaurito il plafond. Nessuna truffa, nessun hacker: solo un sistema che ha eseguito alla lettera un’istruzione senza capirne i limiti impliciti. Episodio minore in apparenza, rivelatore nella sostanza. Quando un sistema non suggerisce ma fa, la responsabilità morale si sposta e nessuna tradizione etica ha ancora risposto a dove esattamente si sposti.
C’è poi una questione di equità. Questi strumenti funzionano solo con accesso continuo a dati sensibili: messaggi, abitudini, relazioni. Chi li governa consapevolmente guadagna un vantaggio enorme. Chi li usa senza comprenderli accumula rischio senza beneficio. L’aragosta non è democraticamente distribuita.
Nvidia, Alibaba, OpenAI: tutti corrono a lanciare il proprio agente. La velocità di diffusione supera di gran lunga la capacità delle istituzioni di rispondere. Non è un argomento per l’immobilismo, è un invito a riconoscere che certe transizioni richiedono, prima del deployment di massa, un lavoro collettivo di progettazione etica.
L’aragosta è già in mare. Vogliamo imparare a pescarla? E quanti altri “pesci” di questo tipo troveremo nel mare? Già si parla di Pico Claw, un nuovo agente AI open source sviluppato in Cina che si distingue per la sua leggerezza e rapidità, potendo girare su hardware minimo come una scheda Linux economica o un vecchio smartphone…
N.B.
Post liberamente ispirato da un pezzo di Paolo Benanti sul Sole24Ore