
I soldi sono finiti. Oppure anche il nome più grande dell’AI ha un budget.OpenAI ha ridotto il suo piano di spesa da 1400 a 600 miliardi di dollari. Un bel 50% in meno è tantissima roba, soprattutto per la filiera che pende dalle sue labbra. Per quello che può rappresentare in borsa una scelta del genere. Eppure le proiezioni restano aggressive. Il management stima ricavi annuali oltre i 280 miliardi di dollari entro il 2030. E quanto sono 280 miliardi? Tanti o pochi? Beh, sono il 2000% in più dello scorso anno. Per sostenere questa crescita, è in arrivo un round potenzialmente superiore ai 100 miliardi, con Nvidia pronta a valutare un investimento fino a 30 miliardi, insieme ai soliti player come SoftBank e Amazon.
Se la crescita rallenta, l’impatto va oltre i laboratori AI: chipmaker, fornitori di energia, sviluppatori di data center. Tutti dipendono da una domanda sostenuta.
Ma chi siamo noi per fasciarci la testa… andiamo avanti. Accenture, Boston Consulting Group, Capgemini e McKinsey & Company stringono, con OpenAI, alleanze pluriennali. Oggi i clienti corporate valgono circa il 40% dei ricavi e potrebbero arrivare al 50% entro fine anno. L’obiettivo è guadagnare quota contro Google e Anthropic, anche grazie al lancio di Frontier, piattaforma enterprise pensata come layer intelligente trasversale ai sistemi aziendali.
E qui arriva il paradosso. Secondo Citrini Research, il rischio non è che l’AI fallisca. È che funzioni troppo bene. Automazione diffusa, compressione dei margini, vantaggi competitivi che si assottigliano. Con il lavoro white-collar che rappresenta circa metà dell’occupazione, una forte accelerazione dell’automazione potrebbe ridurre le headcount e riorientare i risparmi verso ulteriore AI, in un circolo che indebolisce consumi e crescita tradizionale.
OpenAI e i suoi pari potrebbero prosperare in questo scenario che, come la fiamma di un cerino però, si brucia tutto l’ossigeno (questa mi è venuta bene eh?).
Mah.
Fonte: CNBC, link nel primo commento