
Ci risiamo, la paura fa di nuovo capolino: troppi investimenti, troppi capitali messi sul tavolo.
Se è vero che ripetiamo che l’intelligenza artificiale rappresenti il futuro, a Wall Street cresce un’inquietudine che non può essere ignorata. A dirlo non sono voci isolate, ma l’ultimo sondaggio mensile tra i gestori di fondi globali realizzato da Bank of America: oltre il 30% degli intervistati (massimo storico), ritiene che le aziende stiano investendo troppo. In altre parole, che si stia esagerando, un po’ come l’ultimo amaro degli amari a fine pasto.
Di seguito numeri che circolano da tempo, per il solo 2026:
- Amazon prevede investimenti per 200 miliardi di dollari
- Alphabet tra 175 e 185 miliardi
- Meta tra 115 e 135 miliardi
- Microsoft tra 100 e 123 miliardi
Quattro aziende, un solo anno, oltre 640 miliardi di dollari di spesa in conto capitale. Cifre enormi, sostenibili solo da gruppi con bilanci più che solidi.
Il mercato teme che non tutti ce la faranno. Come già visto in ogni grande ciclo tecnologico del passato, anche nell’AI emergeranno vincitori e vinti. Da qui l’andamento irregolare del settore tech: entusiasmi improvvisi seguiti da brusche correzioni.
Il sondaggio di BofA fotografa bene questo cambio di umore. Il 25% dei gestori indica lo scoppio di una possibile bolla dell’intelligenza artificiale come il principale rischio sistemico per i mercati. Una percezione che sta alimentando una rotazione dei portafogli: meno tecnologia (vedi anche le ultime scelte di Berkshire), più settori considerati difensivi.
Comprare le azioni delle cosiddette “Magnifiche 7” non è più la tendenza dominante: solo il 20% degli intervistati la considera ancora tale, contro il 55% di tre mesi prima. Un bel cambio di passo. Al contrario, il nuovo consenso si riporta sul caro e vecchio oro, indicato come scelta preferita dal 50% dei gestori.
I mercati parlano sempre attraverso i flussi. Non rappresenteranno l’economia reale ma oggi quei flussi raccontano prudenza, più che entusiasmo, verso le big tech e l’AI. Non negano l’AI ma sono lontani ancora da darle fiducia.