Il carburante degli aerei è salito a circa 1.600 dollari per tonnellata, contro i 900-1.000 della tregua estiva, e l’inverno dei voli europei ne porterà il segno.
Il carburante pesa dal 25% a un terzo dei costi di una compagnia aerea e le coperture stipulate prima della crisi si stanno esaurendo, così i vettori rivedono i programmi: rispetto a un mese fa gli orari intraeuropei sono ridotti del 2% nel quarto trimestre e del 3% nel primo 2027, mentre sul lungo raggio il taglio si ferma all’1% perché la domanda premium assorbe meglio i costi.
Michael O’Leary ha già anticipato che le tariffe Ryanair potrebbero crescere del 20% il prossimo anno, con le coperture che scendono da circa l’80% al 15%.
Tra le low cost i segnali di stress si moltiplicano: Air Baltic ha avviato il Chapter 11 a New York, Volotea ristruttura il debito e riduce la flotta, Wizz Air offre incentivi all’uscita ai piloti di Luton. Se i più deboli escono dal mercato, spiegano gli analisti di Bernstein, l’offerta si restringe e le tariffe restano alte dove la domanda tiene.
Ryanair e IAG appaiono i gruppi meglio attrezzati, mentre Lufthansa rischia di chiudere vicino al minimo della guidance Ebit da 1,7 a 2,2 miliardi.
Mi sa che da Natale in poi, volare diventerà un lusso.