
Dopo più di due anni di lavoro, l’Europa è pronta a chiudere il regolamento FiDA (Financial Data Access).
FiDA nasce con un obiettivo preciso: estendere l’open finance.
Non solo pagamenti, come già avviene con la PSD2.
Ma anche conti correnti, mutui, prestiti, investimenti, assicurazioni. Se un cliente dà il consenso, i suoi dati finanziari possono essere condivisi con terze parti, per creare nuovi servizi.
Fin qui, tutto lineare, il testo definitivo del regolamento dovrebbe essere approvato dai governi dei Paesi membri e dal Parlamento europeo in autunno.
La vera sorpresa è un’altra: le Big Tech rischiano di restare fuori dal gioco.
Banche, assicurazioni e fintech europee hanno infatti spinto molto in questa direzione.
E hanno trovato l’appoggio del Parlamento europeo, della Commissione e di Stati membri come la Germania.
Le ragioni sono chiare:
- Difendere la sovranità digitale europea.
- Garantire un campo da gioco equo, senza competere con giganti che hanno miliardi di utenti e dati.
- Sostenere lo sviluppo di un ecosistema finanziario made in EU.
Per la Germania, ad esempio, è questione di principio: se vogliamo innovare davvero in Europa, dobbiamo ridurre la dipendenza da chi domina già altrove.
Certo, la scelta non è senza rischi.
Potrebbe generare tensioni con gli Stati Uniti, dove i colossi tecnologici sono di casa e dove Trump si infiamma per un nonnulla.
E qualcuno si chiede: senza Big Tech, non perderemo anche una parte della capacità di innovare?
Il testo finale del regolamento è atteso, come detto, con il prossimo foliage.
E segnerà un passaggio importante: decidere se l’open finance europeo sarà un terreno di crescita per gli attori locali…
…o se diventerà un nuovo fronte di scontro geopolitico.