
É un dato di fatto: sotto i 35 anni il 56% della ricchezza finanziaria dorme sui conti correnti (fonte: Banca d’Italia). Fino al 2020 oscillavano però tra il 70% e l’80%, il che vuol dire che comunque i soldi si spostano, vengono investiti: dove? Perchè? A quali condizioni?
Il 48,2% dei 18-24enni italiani indica come unica caratteristica irrinunciabile di un investimento la garanzia di non perdere il capitale (fonte: Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo). Dagli torto.
La liquidità comincia a fluire in fondi, ETF e gestioni, con una quota che sfiora il 25% tra le famiglie che investono utlizzando l’online.
Il travaso però non passa dai fondi tradizionali che, anzi, perdono terreno: secondo Assogestioni gli under 26 sono il 3% dei sottoscrittori e la fascia 26-35 è scesa dal 13% del 2005 al 7%. L’ipotesi è che la tecnologia abbia premiato lo strumento più disintermediabile, l’ETF, soprattutto nella forma del PAC, che unisce versamenti graduali, diversificazione e liquidabilità immediata, cioè le priorità dichiarate da questa generazione. Oh, non è un consiglio di investimento eh!
Però: la protezione del capitale che chiede metà dei ventenni un ETF azionario non la garantisce, e chi progetta prodotti per questa fascia dovrà farci i conti perchè la coperta è sempre troppo corta.
Intanto 2,8 milioni di italiani hanno posseduto cripto e il 39% ha meno di 30 anni (Politecnico di Milano e Checksig).
Fonte: IlSole24Ore