
Revolut lancia EURR, il suo primo stablecoin in euro. Vabbè, ma che è?
Uno stablecoin è un token digitale che vive su una blockchain e mantiene un valore ancorato a una valuta tradizionale, in questo caso l’euro. Dietro ogni unità emessa ci sono riserve equivalenti in euro, depositate presso banche regolate o investite in strumenti liquidi a basso rischio. Chi possiede il token può, in teoria, convertirlo sempre in un euro reale.
A cosa serve tutto questo? I pagamenti transfrontalieri sono il caso d’uso più concreto: uno stablecoin si muove tra due conti in pochi secondi, ventiquattr’ore su ventiquattro, senza passare per la rete di banche corrispondenti che rallenta e incarisce i bonifici internazionali. Le imprese lo usano per pagare fornitori all’estero, i trader per entrare e uscire dal mercato crypto senza convertire ogni volta in valuta tradizionale, e sempre più spesso le tesorerie aziendali per regolare transazioni tra filiali in fusi orari diversi.
EURR però non è emesso da Revolut. L’emittente è Bridge, la società di infrastrutture per stablecoin comprata da Stripe per 1,1 miliardi di dollari e autorizzata in Lussemburgo. Revolut fa da distributore, attraverso una controllata regolata a Cipro, e mette a disposizione la sua base clienti: 80 milioni di utenti retail, oltre 16 milioni già attivi in crypto.
Al momento solo in Danimarca, Polonia e Portogallo (come avranno scelto questi paesi?).
Ed è qui che capisci che cosa guadagni Revolut. Lo spread non c’entra, perché la conversione euro-EURR è gratuita. Il guadagno sta nel trattenere dentro il proprio ecosistema un flusso di utenti che altrimenti finirebbe su wallet esterni o su stablecoin concorrenti in dollari. C’è anche un posizionamento strategico: diventare l’alternativa europea regolata in un mercato oggi dominato per oltre il 90% da token ancorati al dollaro. E c’è una scommessa forse ancora più lunga, quella di costruire oggi l’infrastruttura che domani potrà servire per pagamenti B2B, regolamento istantaneo e, secondo quanto dichiarato dai vertici dell’azienda, per la futura offerta bancaria negli Stati Uniti.
Siam sempre lì: chi controlla la distribuzione di una moneta digitale, anche senza emetterla, controlla comunque il rapporto con il cliente. Ed è questo rapporto, non il token in sé, l’asset principale. Vale per Revolut ma per tutti i competitor e, generalizzando, per qualsiasi business.
Fonte: il blog di Revolut