L’obiettivo dichiarato da Poste è quello di costruire “la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia“. E il comunicato alla Borsa non lascia spazio a interpretazioni: non si tratta di una semplice acquisizione, ma di una mossa che ambisce a rappresentare un vero e proprio Big Bang nel mercato delle telecomunicazioni e del digitale italiano.

Tradotto: mettere insieme rete, cloud, data center, distribuzione fisica, pagamenti, assicurazioni, logistica e servizi digitali in un unico ecosistema integrato.

Tim porta in dote:

  • Tre motori di ricavo: consumer (6 mld), Brasile (4,2 mld) ed enterprise (3,5 mld)
  • Il cloud come primo driver del business enterprise: 42% del mix, +24% anno su anno
  • 16 data center (più un diciassettesimo in costruzione), il Polo Strategico Nazionale, la piattaforma di cybersecurity Telsy
  • Oltre 30mila clienti tra PA e grandi imprese, con un backlog superiore a 4 miliardi

Poste risponde con:

  • 13mila uffici postali, 49mila punti terzi
  • Una super app con oltre 4 milioni di utenti giornalieri
  • Un perimetro già allargato nel tempo a pagamenti, assicurazioni, energia, servizi digitali

Le sinergie? In parte già ci sono

PosteMobile sta migrando sulla rete Telecom (valore atteso: ~100 milioni di ricavi annui per Tim). Tim ha portato l’offerta luce e gas di Poste in oltre 750 negozi, destinati a salire a 1.200. Nei punti vendita Tim sono già disponibili polizze assicurative Poste. Sul tavolo c’è anche una joint venture tra Tim Enterprise e Poste per sviluppare servizi cloud basati su intelligenza artificiale per imprese e pubblica amministrazione.

Segnali concreti di un’integrazione finora perimetrata: ora il salto è decisamente più ambizioso.

I numeri dell’OPAS

Il corrispettivo proposto agli azionisti Tim, ovvero 0,0218 azioni Poste di nuova emissione più un conguaglio cash di 0,167 euro per ogni azione Tim, racchiude un premio del 9% rispetto alle quotazioni del 20 marzo.

L’obiettivo dichiarato dall’AD Matteo Del Fante è il delisting totale, perché “un conto è estrarre sinergie con una partecipazione del 30%, altro è averlo con il controllo totale”. Le sinergie attese ammontano a 700 milioni complessivi: 200 sui ricavi e 500 sui costi, da esprimere gradualmente tra il 2027 e il 2028.

Il calendario prevede: assemblea straordinaria a giugno, prospetto in Consob ad aprile, avvio dell’OPAS a luglio, conclusione entro fine anno. La soglia minima di adesione è fissata al 66,67% del capitale.

La capitalizzazione di Poste è attesa salire da 35 a 40 miliardi post delisting, considerando le sinergie. La quota pubblica scenderà dal 65 al 51%.

Quindi

Non più una telco tradizionale, non più un operatore postale. L’integrazione punta a costruire una piattaforma tech e dei servizi, una sorta di grande big tech italiana, che unisca connettività, cloud, cybersecurity, IoT, logistica, pagamenti e servizi digitali in un’offerta end-to-end.

Sullo sfondo resta anche il dossier della rete unica tra Open Fiber e FiberCop, che per Tim potrebbe valere fino a 2,5 miliardi di earn-out. Portare la telco sotto un perimetro più direttamente pubblico potrebbe riaprire quella partita rimasta finora sospesa. E chissà che fra i “razionali” non ci sia anche questo.

Del Fante ha confessato di pensare a questa integrazione da cinque anni, da quando Pietro Labriola aveva varato la separazione della rete fissa. L’offerta è arrivata pochi giorni prima della scadenza del suo mandato, l’ultimo giorno per la presentazione della lista per il rinnovo del board è il 2 aprile. Un tempismo, diciamo, non casuale.