Chi attrae i soldi? Dove vogliono investire tutti? Si direbbe negli Stati Uniti. Noi siamo al 17esimo posto.
La classifica ce la dà il Global Attractiveness Index 2026 (GAI).

Gli Stati Uniti restano primi con 100 punti. La Cina si avvicina, da 89,8 a 93,1. Singapore supera la Germania e sale sul podio. L’India guadagna quattro posizioni e raggiunge l’Irlanda al 15° posto. L’Italia recupera terreno su Germania, Francia e Regno Unito, ma lo perde rispetto a Cina, India, Singapore, Corea e Hong Kong.

Siamo al 17° posto su 146 economie, dal 2022 abbiamo recuperato cinque posizioni ma il mondo corre più veloce di noi.

Il problema è che il mondo corre più veloce di noi.

E sta cambiando anche ciò che rende attrattivo un Paese. A capitale, infrastrutture e competenze si aggiungono sicurezza delle forniture, resilienza delle catene produttive e soprattutto energia. Le tensioni geopolitiche e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno riportato costo e disponibilità dell’energia tra le variabili decisive per localizzare un investimento. Per un’economia manifatturiera importatrice netta come l’Italia, il saldo energetico negativo torna a pesare sulla competitività.

Da un lato: ottava nell’innovazione, quarta per diversificazione geografica dell’export. Siamo bravi. Nel 2025 le esportazioni sono salite del 3,3%, a un record di 643 miliardi di euro, quelle verso gli Stati Uniti del 7% nonostante i dazi. L’occupazione ha superato 24,3 milioni, il massimo storico.

Dall’altro: nello stesso anno gli investimenti diretti esteri in ingresso sono calati del 27%. Non solo in Italia (Francia -36%, Spagna -29%), mentre la Germania è cresciuta del 24%. Crescono gli occupati e cala la produttività totale dei fattori, che perde venti posizioni nell’indicatore specifico: l’Italia scivola al 62° posto nell’efficienza. Siamo dei pasticcioni? Tra il 2021 e il 2025 i salari medi lordi sono saliti del 9,9%, i prezzi al consumo del 15,8%. Non va esattamente bene.

Il segnale più preoccupante però riguarda l’orientamento al futuro: 76° posto, ultima nel G7 a 14,1 punti dalla media. Tra le prime venti economie del mondo solo Italia e Spagna registrano un livello così basso.

Il rapporto indica le priorità: competenze, semplificazione, infrastrutture digitali, diversificazione commerciale, una politica industriale più selettiva. Sul lavoro il mismatch è cresciuto: nel 2025 il 47% delle assunzioni programmate risulta di difficile reperimento, contro il 26% del 2019.

Il GAI è sostenuto da Amazon, Philip Morris Italia e Toyota Material Handling Italia, tre multinazionali che osservano sul campo quei fattori che decidono se continuare a investire in un Paese.

L’Italia sa vendere all’estero. Fatica ad attrarre chi vuole investire dentro il nostro bello, bellissimo, stivale.

Fonte: Global Attractiveness Index 2026 di TEHA Group