Ci hanno scommesso in tanti. Non che il settore assicurativo, che continua a crescere, ne abbia strettamente bisogno ma forse l’Italia, sì. Perchè quando capiremo che le coperture sono fondamentali (e non solo per le aziende ma anche per le famiglie) sarà sempre troppo tardi. A un mese dall’introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa contro le catastrofi naturali per piccole e micro imprese (gennaio 2026), il mercato non mostra il dinamismo sperato. Dopo un avvio d’anno promettente, la proroga di marzo ha raffreddato l’interesse, soprattutto tra i piccoli imprenditori. Lo hanno segnalato gli assicuratori presenti alla tavola rotonda dei giorni scorsi “Tutelare le imprese contro il climate change” durante l’Insurance Summit del Sole 24 Ore.

Bruno Scaroni, Country CEO di Zurich Italia, sottolinea come l’obbligo rappresenti un passo nella direzione giusta, ma richieda correzioni: includere ulteriori eventi estremi, prevedere incentivi fiscali, introdurre scoperture minime e, soprattutto, definire un sistema di sanzioni che renda l’obbligo realmente efficace.

Una situazione confermata anche da Chiara Soldano, CEO del gruppo AXA Italia: dopo un forte interesse iniziale, la proroga ha causato un rallentamento evidente, con molto potenziale ancora da cogliere nel mondo delle PMI.

Nonostante oltre 4 milioni di imprese coinvolte e nuove piattaforme dedicate, secondo Massimo Monacelli (Generali Italia) la domanda rimane inferiore alle aspettative. Il rischio è perdere un’opportunità strategica: l’assicurazione non va vista come un adempimento formale, ma come occasione per rivedere il rischio aziendale in modo completo.

Un tema che riguarda tutto il Paese, considerando che il 94% del territorio è esposto a rischi naturali. Riguarda tutti. Come ricorda Maria Siclari (Ispra), occorre aumentare la consapevolezza e utilizzare gli strumenti di simulazione e mappatura idrogeologica disponibili, fondamentali per comprendere davvero le vulnerabilità del territorio.

Fonte: IlSole24Ore

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