
Una nuova ricerca di Visa torna a battere su un tema che, in un mondo sempre più dominato dalle macchine, continua ad essere centrale: la fiducia.
Dal lato abbiamo le aziende, dove l’entusiasmo è evidente. Il 53% dice di essere pronto a negoziazioni AI-to-AI, il 77% sta già sperimentando l’AI nei processi operativi e l’88% sarebbe disposto a fornire dati su prezzi e inventory direttamente a sistemi AI aziendali. Per il mondo business, il commercio “leggibile dagli agenti” è inevitabile, e molti vogliono muoversi subito.
I consumatori, invece, frenano. Il 60% non permetterebbe a un’AI di spendere nemmeno un euro senza approvazione esplicita. Solo il 27% si dichiara a proprio agio con acquisti completamente autonomi. E il tema fiducia è evidente: il 36% si fida di banche supportate dall’AI, il 35% di circuiti di pagamento abilitati dall’AI, mentre solo il 28% si fida di agenti indipendenti.
Un bel gap.
Quando quasi il 40% delle persone dice che la possibilità di bloccare o annullare una transazione è ciò che le farebbe fidare dei pagamenti AI… il tema è il controllo. Controllo e fiducia, due facce della stessa medaglia.
Anche i dati generazionali indicano la direzione: il 48% della Gen Z si fida di AI collegate a sistemi di pagamento, contro appena il 20% dei Boomer. É un segnale, la cosa sta arrivando. Ci vorrà tempo ma sta arrivando.

Con “B2AI”, Visa sta cercando di posizionarsi come layer di identità e fiducia tra agenti AI e merchant. Se il commercio gestito da agenti scala, il classico pagamento con carta diventa solo una delle tante opzioni. Ma identità verificata, prevenzione delle frodi e gestione delle credenziali restano elementi difficili da replicare.
In un mondo in cui è un agente AI a scegliere prodotto e venditore, il brand sul bottone di checkout pesa meno. Pesa di più chi garantisce che quell’agente non stia operando fuori dai binari.
Perché i sistemi antifrode tradizionali sono costruiti sui comportamenti umani: esitazioni, pattern di digitazione, abitudini consolidate. Un agente AI non ha nulla di tutto questo. Non esita, non “scrive”, non lascia impronte comportamentali. È una superficie di rischio completamente nuova e Visa non vuole più limitarsi a processare pagamenti. Vuole fare da garante, vuole essere la risposta a questa domanda: “chi si assume la responsabilità delle decisioni di rischio quando le transazioni avvengono alla velocità delle macchine, senza un umano nel loop?”
Tanta strada ancora da fare.