Solo circa il 16% dei consumatori statunitensi si fida dell’AI quando si tratta di pagare al posto loro.

Per cambiare questo scenario, Mastercard e Google hanno appena introdotto una nuova specifica tecnica che potrebbe diventare un tassello fondamentale per il futuro dei pagamenti automatizzati.

La scorsa settimana Mastercard ha pubblicato Verifiable Intent, un framework open source che crea una prova crittografica del fatto che un agente AI stia facendo esattamente ciò che l’utente ha autorizzato. Nulla di più, nulla di meno.

In pratica è come una procura digitale firmata, con limiti chiari e verificabili:

  • tetti di spesa
  • liste di merchant autorizzati
  • periodi di budget
  • categorie di prodotti consentite

L’agente può operare in autonomia, MA i confini sono verificabili e tracciabili.

Come funziona Verifiable Intent

Il sistema è basato su SD-JWT allineati con le Verifiable Credentials del W3C e può funzionare con diversi protocolli, tra cui:

  • Google Agent Payments Protocol
  • Universal Commerce Protocol

L’obiettivo è quello di rendere interoperabile l’intero ecosistema dell’agentic commerce.

L’architettura si basa su tre livelli:

  1. Credential provider (banca o wallet) che collega l’identità dell’utente.
  2. Mandato dell’utente all’agente, con regole e limiti precisi.
  3. Prova crittografica dell’agente al momento della transazione, che dimostra di aver rispettato il mandato.

In questo modo:

  • i merchant vedono solo le informazioni necessarie
  • gli issuer distinguono facilmente attività legittime da possibili compromissioni
  • eventuali dispute diventano molto più semplici da gestire.

Non a caso diverse aziende hanno già espresso supporto, tra cui Adyen, Fiserv, Checkout.com, Worldpay e IBM.

La strategia (di Mastercard)

Rendere open lo standard e diventare il nodo centrale della rete di verifica.

È lo stesso approccio che ha reso universale lo standard EMV per le carte con chip, mantenendo però i circuiti di pagamento indispensabili nell’infrastruttura globale.

Nel frattempo Visa sta sperimentando di più con transazioni reali nel sandbox Intelligent Commerce, ma non ha ancora pubblicato uno standard aperto equivalente.

Una differenza che mi sembra di intravedere:

  • Visa sta costruendo un prodotto
  • Mastercard sta seminando un’infrastruttura

Due approci diversi, anche complementari che cercano comunque di creare un nuovo meccanismo di fiducia.

Che poi secondo me, tutto l’ambaradan, se parte, potrebbe farlo dal B2B procurement: agenti AI che riordinano automaticamente forniture aziendali entro politiche di spesa crittograficamente definite.
Per un CFO è quasi un sogno: efficienza, controllo e auditabilità. Altro che b2c.