88,7 milioni di euro: sono le perdite da bonifici fraudolenti in Italia nel secondo semestre 2025, con il 92% rimasto a carico dei clienti.
Il tasso di frode complessivo resta molto basso (3 euro ogni 100.000 transati secondo Banca d’Italia), ma cambia la natura delle truffe: nei bonifici le frodi da manipolazione valgono il 72% del valore, perché è il cliente stesso ad autorizzare il pagamento, convinto di parlare con la propria banca o con una persona di fiducia.
In questo scenario il numero di cellulare mostra i suoi limiti: il codice via SMS dimostra che qualcuno ha in mano un telefono MA non dice nulla su chi sia l’intestatario della linea. E questa è lo cosa che mi ha incuriosito.
Già perchè sul mercato, due società, Softlab e Marple, vorrebbero portare in Italia la mobile identity: la banca interroga le reti degli operatori mobili e verifica in tempo reale se i dati dichiarati dal cliente corrispondono a quelli dell’intestatario della SIM. Un conto aperto a nome di una persona con una SIM intestata a un’altra genera una segnalazione ai controlli antifrode, e il cliente non vede alcun passaggio in più.
Oh, bella questa. Scontata forse ma visto che non si fa così…
L’autenticazione forte poggia sul possesso di un fattore, e l’SMS certifica quel possesso solo se, ca van san dire, la SIM appartiene davvero al cliente. Il dato dell’operatore aggiunge un livello di controllo invisibile all’utente, utile soprattutto in fase di onboarding e contro il furto di account,
Vabbè, comunque giusta questa cosa del controllo dell’intestatario della SIM. Vediamo se qualcuno la implementerà davvero e chi ci costruirà sopra altro business.