Dal 2015 l’evasione in Italia è di almeno 100 miliardi l’anno.
58% dei titolari di stabilimenti balneari dichiara di vivere con 15.000 euro l’anno.
Il 48% dei dentisti è sotto soglia di congruità, il 68% degli intermediari finanziari dichiara redditi che non reggono il confronto con i colleghi fiscalmente attendibili, il 55% dei gioiellieri sostiene di guadagnare 28.000 euro.
Nel frattempo, 29,9 milioni di persone nel 2025 hanno presentato la dichiarazione (DSU) per accedere a bonus e agevolazioni. Dentro quel numero ci sono i poveri veri e i poveri finti, che competono per le stesse risorse.
L’evasione stimata dal Mef non accenna a scendere sotto i 100 miliardi annui dal 2015. Numero bello stabile tutto sommato.
Il governo ha comunicato il record storico di recupero: 36,2 miliardi nel 2025. Un numero reale, ma che racconta poco: 2,9 miliardi sono attribuibili a sanatorie, il resto viene da accertamenti su anni precedenti il 2022, da attività avviate da governi precedenti, da compliance spontanea.
Le norme introdotte dal 2024 in poi vanno in direzione opposta: il concordato preventivo biennale, il redditometro che scatta solo sopra i 69.500 euro, il ravvedimento operoso che ora premia chi aspetta di essere scoperto. Gli addetti ai lavori prevedono un minor gettito futuro. Bello eh?
Chi evade beneficia dei servizi pagati da chi non può farlo, e le riforme premiate come “contrasto all’evasione” consolidano spesso rendite di posizione già esistenti.
Fatturazione elettronica dal 2019 in poi: l’unica misura che ha cambiato davvero qualcosa, dimezzando il gap IVA da 35 a 18 miliardi.
La tecnologia ha fatto in pochi anni quello che decenni di accertamenti non riuscivano a fare.
Forse è da lì che dovremmo ragionare per i prossimi passi.