Stripe, quella piccola azienda che gestisce i pagamenti per metà internet, starebbe per comprare OpenRouter per 10 miliardi di dollari. Solo due mesi fa OpenRouter ne valeva 1,3. Otto volte tanto in pochissimo tempo.

Ma cos’è, ma chi è, OpenRouter?
Pensalo come uno sportello unico per l’intelligenza artificiale. Un bel marketplace. Oggi esistono decine di “cervelli” AI diversi (quello di OpenAI, quello di Google, quello di Anthropic e tanti altri) e ognuno ha il suo prezzo e le sue regole di accesso. Un’azienda che vuole usarli tutti dovrebbe aprire un account con ciascuno. OpenRouter fa da intermediario: apri un account solo con loro e da lì raggiungi via API tutte le AI del mondo, un po’ come un cambiavalute in aeroporto che ti dà accesso a qualsiasi moneta senza dover aprire un conto in ogni paese.

La parte interessante è come girano i soldi. OpenRouter non guadagna vendendo l’intelligenza artificiale in sé: gira il prezzo del produttore tale e quale. Guadagna quando le aziende ricaricano il loro account, prendendo circa il 5% su ogni ricarica. Esattamente come fa una banca o una carta di credito quando spostate soldi. Non è quindi (solo) un’azienda di tecnologia AI: è un’azienda di pagamenti travestita da azienda AI. E questo spiega perfettamente perché sia Stripe, e non un colosso tecnologico, a volerla comprare.

Stripe aveva già provato a costruirsi qualcosa di simile in casa, ma senza riuscire a portare dalla sua parte gli 8 milioni di aziende che invece già usano OpenRouter. Comprare è più veloce che costruire.

C’è anche un concorrente, Ramp, che offre lo stesso servizio ma gratis, perché a Ramp non interessano le commissioni: le interessano i dati su quanto un’azienda spende in intelligenza artificiale, per venderle altri servizi.
E se qualcuno offre lo stesso servizio gratis, quanto può durare un’azienda che vive di commissioni? Vabbè, ci monteranno sopra altri tool.