In settimana sono stato al PayPal Beyond, qui a Milano, dentro una bella palazzina vicino all’Arena. Di eventi così, per chi lavora nel nostro settore, ne capitano parecchi durante l’anno. Ma con PayPal è sempre stato diverso.

Per me e-commerce è uguale a PayPal. Lo è da quando sono entrato in questo mondo, ai primi del 2000. PayPal nasce nel 1998, in un’epoca in cui l’ecommerce era ancora un’ipotesi più che un mercato, e da allora ha attraversato bolle, crisi, l’arrivo degli smartphone e ondate intere di concorrenti che sono nati e scomparsi. Restare protagonisti per così tanto tempo, a livello globale, non è scontato per nessuna azienda tech. È un misto di nostalgia e rispetto che faccio fatica a spiegare fino in fondo.

Durante l’evento si è parlato di dati di mercato, BNPL, intelligenza artificiale, commercio agentico, di come gli assistenti intelligenti stiano già cambiando il modo in cui i consumatori scoprono prodotti e confrontano offerte. Chi presidia solo il momento del pagamento rischia di perdere il contatto con il cliente molto prima che arrivi al checkout.

Le testimonianze delle aziende presenti hanno mostrato che questi concetti trovano già applicazione concreta in settori diversi, dal retail ai contenuti digitali.

Il senso che ho portato a casa è questo: il valore nei pagamenti si sta spostando verso la capacità di accompagnare consumatori e merchant lungo tutto il percorso che porta alla transazione, non solo verso la capacità di chiuderla.

Il mondo dei pagamenti resta uno dei posti più fertili per osservare dove va l’innovazione digitale. E PayPal, quasi trent’anni dopo, continua a starci dentro da protagonista. Anche le azioni potrebbero apprezzarlo un po’ di più 😉