Project Mercury è un’iniziativa che impiega oltre 100 ex investment banker provenienti da colossi come Goldman Sachs, JPMorgan e Morgan Stanley.
Che ci fa tutta questa gente dentro gli uffici di OpenAI? Addestra modelli di intelligenza artificiale su operazioni finanziarie complesse come IPO, M&A, ristrutturazioni e leveraged buyout.
I consulenti vengono pagati circa 150 dollari l’ora e il processo di selezione è interamente gestito… da un’AI. Nessuna intervista umana, nessun colloquio con HR: solo competenze, dati e performance.
Dalle chat ai modelli specialistici
OpenAI, finora associata alle applicazioni consumer (ChatGPT in primis), sta accelerando verso il mondo enterprise con soluzioni verticali in settori ad altissimo valore aggiunto.
Con Project Mercury, Altman punta a codificare decenni di know-how finanziario per automatizzare le attività analitiche più ripetitive dei giovani analisti e, allo stesso tempo, costruire una nuova base di ricavi stabile e scalabile.
Un campo dove Anthropic e altri player stanno già investendo in modelli addestrati su domini specifici (finanza, legale, assicurazioni ) in una corsa verso l’AI “esperta”, capace di sostituire competenze umane reali.
Come sarà il futuro dei giovani analisti?
Project Mercury mette in discussione uno dei pilastri della formazione tradizionale nella finanza: il “learning by doing”, quello in cui gli analisti crescono sporcandosi le mani su fogli Excel e notti insonni tra valuation e deal modeling.
Se l’AI può replicare gran parte di quel lavoro con maggiore velocità e precisione, dove si imparerà il mestiere?
L’esperienza, fino a ieri costruita su errori, correzioni e intuizioni, rischia di essere sostituita da modelli che non sbagliano mai, ma che forse non insegnano nemmeno.
Una transizione che va oltre la finanza
Anche con Project Mercury l’intelligenza artificiale non si limita più a supportare, ma continua a sostituire competenze specialistiche.
E il successo in finanza potrebbe diventare il modello per altri settori (consulenza, legale, contabilità) continuando a sfumare i confini di ciò che fa l’uomo e ciò che fa la macchina.