
Elon Musk ha perso la causa contro OpenAI.
La giuria di Oakland ha deliberato in meno di due ore. Undici giorni di processo, due tra i nomi più potenti della Silicon Valley sul banco dei testimoni, e alla fine ha prevalso un argomento procedurale.
Musk ha aspettato troppo tempo prima di fare causa.
In diritto americano, ogni tipo di azione legale ha un termine entro cui può essere intentata qualcosa di simile alla nostra prescrizione). La giuria ha ritenuto che Musk fosse a conoscenza delle presunte violazioni da parte di OpenAI ben prima di quando ha deciso di agire legalmente, e che quindi avesse lasciato scadere quel termine.
Di fatto quindi non hanno giudicato nel merito se OpenAI avesse o meno tradito la sua missione originaria. Hanno semplicemente detto “anche se fosse vero tutto quello che sostiene Musk, ha aspettato troppo a dirlo in tribunale.”
È una sconfitta tecnica, non una assoluzione nel merito per OpenAI. La giudice stessa ha lasciato intendere che un eventuale appello sarà difficile proprio perché la questione della prescrizione è una valutazione fattuale (già il compito della giuria), non un errore di diritto che un tribunale superiore potrebbe facilmente ribaltare.
Musk ha accusato Altman e Brockman di essersi arricchiti su una charity che avrebbe dovuto servire l’umanità. OpenAI ha risposto che Musk ha aspettato troppo a fare causa, e che i suoi moventi erano tutt’altro che altruistici. Senza dubbio entrambi hanno ragione su qualcosa: nessuno dei due ha le mani pulite.
Nel mentre, Microsoft ha dichiarato in aula di aver investito oltre 100 miliardi di dollari nel rapporto con OpenAI. Cento miliardi. Non è una “partnership”: è una vera e propria acquisizione con altri nomi.
La strada verso l’IPO di OpenAI è ora più sgombra. Valutazione attesa: fino a 1 trilione di dollari. La missione “per l’umanità” è rimasta negli atti del processo.