
Nel 2015, quattro persone cenarono insieme e decisero di salvare il mondo dall’AI.
Elon Musk, Sam Altman, Greg Brockman, Ilya Sutskever.
L’idea era queall di fare una non profit. Una missione pubblica, zero profitti.
Un’idea nobile e anche strategicamente brillante, perché permetteva di raccogliere capitali e talenti agitando la bandiera dell’etica in un momento in cui nessuno lo faceva ancora.
Dieci anni dopo, quella stessa entità vale quasi mille miliardi di dollari, è in trattativa con Microsoft per una quota del 27%, e si prepara per una delle IPO più grandi della storia dei mercati finanziari.
E uno di quei quattro commensal, che risponde al nome di Elon Musk, è seduto in un’aula federale di Oakland a chiedere 150 miliardi di dollari di danni.
La sua accusa è semplice: Sam Altman e Greg Brockman avrebbero tradito la missione originaria, usando lo status non profit per conquistare la fiducia pubblica mentre costruivano in parallelo una macchina da profitto privata. “Non è giusto rubare a un ente di beneficenza“, ha detto ai giurati, senza troppi giri di parole.
La difesa risponde che Musk agisce nell’interesse della sua xAI, competitor diretta di OpenAI e che lui stesso, nel 2018, aveva proposto di acquisire l’intera società tramite Tesla quando i soldi cominciarono a scarseggiare.
Entrambe le versioni contengono una parte di verità. Ed è esattamente questo il problema.
Il frame “non profit come garanzia etica” ha funzionato in modo straordinario: ha attirato miliardi di dollari, i migliori ricercatori del mondo e una legittimità pubblica che nessuna startup for profit avrebbe mai potuto costruire così in fretta. Ha funzionato finché ha smesso di servire chi lo aveva architettato.
Nel frattempo, il contesto attorno a OpenAI si è complicato su più fronti simultaneamente: Google ha recuperato terreno sul piano tecnologico, Anthropic ha conquistato il posizionamento da “AI responsabile” lasciando OpenAI con l’etichetta di chi è disposto a tutto pur di crescere, e il Wall Street Journal ha scritto di obiettivi interni di performance mancati, con ricadute sull’umore del Nasdaq. Per finire, OpenAI è stata citata in giudizio anche dalle famiglie delle vittime di una sparatoria in Canada, con l’accusa di non aver impedito l’uso di ChatGPT da parte dell’autore nei giorni precedenti all’attacco.
La governance dell’AI più strategica, e più controversa, del decennio si sta decidendo in un’aula federale della California, davanti a una giuria popolare.
Il verdetto non arriverà presto. Ma le sue conseguenze le sentiremo per molto tempo.