Otto prestatori di servizi di pagamento su 36.

L’Italia porta otto PSP al pilota dell’euro digitale. La Germania cinque, la Grecia tre, quasi tutti gli altri uno o due.

Siamo il contingente più numeroso dell’Eurosistema nel pilota che partirà nella seconda metà del 2027.

Ci saranno UniCredit, Montepaschi, Banca Sella, Poste, isybank, Nexi Payments, Numia e Satispay, registrata da Lussemburgo. Un grande gruppo cross-border, una banca di medie dimensioni, 12.700 uffici postali, una banca solo digitale, due paytech e una fintech: sarà rappresentata l’intera catena del valore dei pagamenti, e solo così si può collaudare un’infrastruttura in condizioni realistiche.

Il pilota durerà 12 mesi e coinvolgerà solo gli esercenti e i dipendenti delle banche centrali: i cittadini restano fuori. Le candidature degli esercenti si chiudono il 27 ottobre, quindi restano poche settimane.

Il calendario legislativo resta aperto. Il Consiglio europeo chiede di chiudere il trilogo entro fine anno e, se tutto procede, Cipollone punta a una prima emissione nel 2029.

Il passaggio più interessante riguarda i costi. L’Eurosistema si farà carico dell’infrastruttura di base senza applicare commissioni di sistema alle transazioni, mentre banche e PSP continueranno a essere remunerati per i servizi aggiuntivi. Il tetto alle commissioni pagate dagli esercenti sarà fissato dalla legge, e la sostenibilità del modello per chi sta in mezzo alla filiera si decide nei prossimi mesi.

Sul piano geopolitico, l’euro digitale diventa un’infrastruttura pubblica su cui le soluzioni private europee possono crescere e competere con i provider americani, oggi dominanti nei pagamenti transfrontalieri dell’area euro.

E’ ancora presto ma meglio tenersi vicini una confezione di pop-corn: sono curioso di capire bene chi pagherà cosa e quanto.