
Tra il Black Friday e il giovedì successivo (28 novembre – 4 dicembre), il volume dei resi (statunitensi) è cresciuto di un bel +12% su base annua. A dirlo è Loop, società specializzata in software per la gestione dei resi che lavora con migliaia di retailer.
La differenza rispetto al passato è che sempre meno brand stanno assorbendo interamente i costi. Il 6% in più rispetto allo scorso anno applica una tariffa sui resi: è il quarto anno consecutivo di crescita per questa scelta.
C’è però un elemento interessante che attenua l’impatto economico: sempre più consumatori trasformano il reso in uno scambio con un acquisto di valore superiore. Nel linguaggio della reverse logistics si parla di “upsell”, e in questo periodo sono aumentati del 17%.
I numeri restano comunque enormi. Nel 2025 il valore stimato dei prodotti restituiti ha raggiunto 849,9 miliardi di dollari, pari al 19,3% di tutti gli acquisti, secondo National Retail Federation e Happy Returns (guardatelo).
La Gen Z (18‑30 anni) è il gruppo che restituisce di più, con una media di 7,7 resi online all’anno.
82% dei consumatori considera importante che il reso sia gratuito quando acquista online.
Incredibile scoprire che il 9% di tutti i resi è fraudolento (ad esempio “empty box”, quantità dichiarate in modo errato, articoli falsi o non originali).
Buono il segnale per il mondo insurtech: Seel rileva che, per articoli da 50 dollari in su, il numero di clienti che acquistano polizze per protezione della spedizione, flessibilità nei resi o garanzie è cresciuto del 50%. Interessante anche il dato sul second hand: i resi per prodotti usati risultano superiori del 140% rispetto al nuovo.
Nonostante tutto questo, la maggior parte dei grandi retailer non ha irrigidito le proprie politiche di reso. Consumer World, nel suo 22° report annuale, sottolinea come molte aziende continuino a concedere più tempo per i resi natalizi e non abbiano introdotto nuove spese di spedizione. Soprattutto per la paura di perdere i clienti.
Un equilibrio delicato: contenere i costi senza compromettere l’esperienza del cliente. Nel retail, anche il “dopo l’acquisto” conta sempre di più.