
Il Fondo Monetario Internazionale taglia le stime sulla crescita dell’Eurozona allo 0,9% per il 2026.
Due decimali in meno rispetto ad aprile, quando aveva già tagliato. Mezzo punto sotto le previsioni prebelliche.
E quando si parla di “punti” o “mezzi punti” non è robetta. Son cose che spostano, purtroppo, davvero tanto.
L’inflazione sale al 2,8% con la BCE che ieri ha alzato i tassi di un quarto di punto (0,25%) per la prima volta dopo 3 anni. E probabilmente ne aggiungerà un altro prima di fine anno.
Guerra in Medio Oriente, shock energetico, prezzi in risalita. La manovra monetaria comprime la domanda per tenere a bada i prezzi, ma nel frattempo penalizza chi deve investire (e chi ha o deve fare mutui).
Giorgetti (ministro dell’Economia e delle Finanze) lo dice apertamente: il rialzo era atteso, ma non risolve il problema alla radice. Confindustria va oltre, il presidente Orsini si aspettava un taglio, non un aumento, proprio nel momento in cui si chiede alle imprese di correre e investire.
La BCE risponde a un’inflazione importata, generata da un conflitto esterno, con uno strumento che raffredda l’economia interna. È il mandato, la stabilità dei prezzi viene prima. Ma il costo ricade su chi già fatica.
Detto questo, il vero nodo segnalato dall’FMI è altrove: i governi europei continuano a distribuire sussidi energetici generalizzati, in media 0,1% del PIL, attenuando l’incentivo a ridurre i consumi e alimentando a loro volta la pressione inflazionistica che la BCE poi combatte con i tassi.
Il messaggio di Georgieva (economista ed ex vicepresidente della Commissione europea) è da monito: attenzione a spendere soldi che non si hanno. Meglio misure mirate su imprese e famiglie vulnerabili, condizionate a miglioramenti nell’efficienza energetica.
Politica monetaria più restrittiva e politica fiscale più selettiva: in teoria si compensano. In pratica, coordinare ventisette governi su questo è la parte più difficile del problema.
Quanto di questo rallentamento dell’Eurozona è inevitabile, e quanto è autoprodotto da scelte di policy non coordinate?
Fonte: IlSole24Ore