
A dicembre 2025 l’inflazione torna a crescere leggermente e si attesta a +1,2%, dopo l’1,1% di novembre. Un dato in linea con ottobre, accompagnato da un aumento mensile dello 0,2%.
Guardando all’intero anno, la media 2025 segna un +1,5%, in accelerazione rispetto al +1% del 2024, ma su livelli ancora molto lontani dai picchi recenti: 5,7% nel 2023 e soprattutto 8,1% nel 2022, massimo storico dal 1985.
Il rimbalzo del 2025 ha cause ben precise. Da un lato i beni energetici regolamentati, che passano da -0,2% a +16,2%, dall’altro gli alimentari non lavorati, saliti al +3,4%. L’inflazione di fondo resta invece sotto controllo, fermandosi al +1,9%, leggermente sotto il dato del 2024.
Nel solo mese di dicembre l’accelerazione è trainata soprattutto da:
- servizi di trasporto, che salgono dal +0,9% al +2,6% (anche per fattori stagionali),
- alimentari, sia non lavorati (+2,3%) sia lavorati (+2,6%).
A compensare solo in parte, la flessione dei beni energetici regolamentati e il rallentamento dei servizi ricreativi e per la cura della persona. Da segnalare anche il ritorno in crescita del carrello della spesa, che passa dal +1,5% al +2,2%, così come dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto.
Sul piano europeo, l’IPCA conferma lo stesso andamento: +1,2% su base annua a dicembre e +1,7% nella media 2025, rispetto all’1,1% dell’anno precedente.
Secondo Confcommercio, si tratta di un incremento moderato e coerente con le dinamiche stagionali, con un’inflazione tra le più basse dell’Eurozona. Il vero tema resta la domanda interna: la propensione al risparmio rimane elevata e solo un recupero della fiducia, insieme agli effetti della detassazione prevista dalla Manovra, può sostenere i consumi e avvicinare una crescita intorno all’1% nel 2026.
Più prudente la lettura di Confesercenti, che segnala come gli aumenti si concentrino su spese essenziali e ricorrenti, dagli alimentari alla mobilità. Un aspetto che incide direttamente sulla percezione del caro-vita, anche in presenza di un’inflazione complessivamente contenuta.
La fotografia che emerge è quindi meno allarmante sul piano macro, ma più delicata sul fronte della vita quotidiana. Un’inflazione moderata non basta, da sola, a rassicurare famiglie e consumatori se gli aumenti si concentrano su voci inevitabili come cibo, trasporti ed energia.