Apple ha ridotto il tetto giornaliero di spesa in AI per alcuni dei suoi team di ingegneria da 300 a 200 dollari, e secondo Bloomberg il prossimo passo potrebbe essere quello di scendere 100 dollari al giorno.

Fuori dall’engineering si valuta di scendere da 100 a 25 dollari al giorno. Tesla fissa 200 dollari a settimana, Uber 1.500 al mese e Meta spinge i dipendenti verso i propri strumenti interni. Tra i dipendenti Apple c’è chi osserva che pochi arrivavano al limite, e chi legge i tagli come l’antipasto di una riduzione dei costi più ampia.

L’AI serve, l’AI è utile ma l’AI costa. A livello aziendale, senza per forza guardare alle Big, bisogna comunque farsi delle domande sul costo del suo utilizzo.

Io l’ho riletta con l’occhio di chi lavora nei pagamenti: l’AI sta diventando un costo variabile che cresce con l’uso, esattamente come le commissioni per transazione. Un costo così si governa con metriche unitarie, come il costo per risultato ottenuto e il margine per singola attività, perché un budget forfettario annuale lo rende invisibile fino a quando comincia a pesare troppo.

I numeri del Ramp AI Index mostrano quanto sia ampia la forbice: la mediana delle imprese spende 11,95 dollari a dipendente, il top 1% ne spende 7.400. In un sondaggio su quasi 400 aziende, solo l’11% dichiara di riuscire a prevedere con precisione i propri costi di AI.

Quando una spesa è difficile da prevedere, la prima reazione è metterle un tetto. Chi saprà misurare il ritorno per ogni euro investito avrà gli argomenti per alzarlo.

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