La Banca centrale olandese (la DNB) ha spostato 86 tonnellate d’oro dagli Stati Uniti e dal Canada a Londra.
86.000 Kg di oro. Che sono tipo… 57 automobili di dimensioni medie o 2 aerei di linea. Anche se 86 tonnellate d’oro occupano appena 4,45 metri cubi.
L’operazione, non fatta tutta in un colpo ma condotta tra marzo e agosto 2026, ha portato la quota di oro custodita nel Regno Unito dal 18,1% al 32,1% del totale.
Il valore trasferito supera i 10 miliardi di euro.
Ma perchè trasferire tutto quell’oro?
Il presidente Olaf Sleijpen ha spiegato la scelta usando una parola precisa: resilienza. A Londra l’oro è considerato lo standard più liquido al mondo, negoziabile in tempi rapidi in caso di crisi grave.
E la DNB non è la prima banca centrale europea a muoversi in questa direzione. Anche la Francia ha trasferito 129 tonnellate d’oro dalla Federal Reserve di New York verso l’Europa tra luglio 2025 e gennaio 2026.
Il filo conduttore è lo stesso in entrambi i casi: ridurre la dipendenza da un’unica giurisdizione per gli asset di riserva più strategici, in un contesto dove la prevedibilità dell’accesso conta quanto il valore dell’asset stesso.
La sovranità monetaria europea si costruisce anche così, con infrastrutture di custodia e di accesso ai fondi che non dipendono da un’unica controparte estera.
L’oro resta centrale nelle strategie di riserva perché offre qualcosa che pochi altri asset garantiscono ancora: zero rischio di controparte e zero dipendenza da un sistema di pagamento terzo.
Poi, i complottisti potrebbero sempre dire: perchè lo fanno ora? Non è che sanno qualcosa, non è che sta per succedere qualcosa…
Vabbè ma perchè trasferire l’oro a Londra?
Perché Londra è il centro mondiale del mercato fisico dell’oro, non per motivi di sicurezza.
Nel London Bullion Market ci sono i grandi dealer, le raffinerie che rispettano gli standard di trading internazionali (i famosi “good delivery bars”), e la Bank of England che funge da custode per decine di banche centrali contemporaneamente. Questo crea liquidità: se la DNB dovesse vendere oro in fretta durante una crisi, a Londra troverebbe controparti pronte a comprare in poche ore.
L’oro tenuto in patria (il 30,8% di DNB, ad Amsterdam) non è meno sicuro, ma è meno “immediatamente negoziabile”. Serve più tempo per organizzare una vendita, trasportarlo, verificarne gli standard, trovare compratori.
È lo stesso motivo per cui l’oro non viene tenuto tutto in patria fin da subito: la diversificazione geografica serve proprio a bilanciare due esigenze diverse: sicurezza fisica (meglio se distribuita su più giurisdizioni) e prontezza operativa (meglio se concentrata dove il mercato è più liquido).
Fonte numeri: Il Corriere della Sera