Tra il 2018 e il 2025 in Italia hanno chiuso 96mila negozi, quasi 38 al giorno. I punti vendita al dettaglio scendono da 666mila a 570mila unità (-14,4%). Ambulanti (-27,3%) e piccoli negozi alimentari (-17,9%) pagano il prezzo più alto.

Nello stesso periodo il fatturato totale del retail italiano cresce del 25,7%, da 326 a 410 miliardi di euro. Il fatturato per addetto sale da 172mila a 220mila euro. I discount alimentari più che raddoppiano i ricavi (+101,1%), l’e-commerce segna +41,9%. Gli occupati totali calano dell’1,8%, ma nella grande distribuzione crescono dell’8,3%.

La panetteria di un paese di duemila abitanti compete con la stessa logica di mercato di un discount in periferia di una grande città. Ma i volumi non ci sono, i margini sono sottili, e nessun piano industriale la rende profittevole nel medio termine. Chiude, e con lei chiude un servizio che tiene in piedi un pezzo di territorio.

Il rapporto Confcommercio presentato sul Corriere della Sera mette in fila due numeri che sembrano contraddirsi e invece raccontano la stessa trasformazione: il commercio italiano si concentra in meno punti vendita, più grandi e più efficienti.

Vabbè, i soldi continuano a girare, no? Nì.

La panetteria del paesello o di quartiere sta scomparendo. Tenerla aperta con incentivi fiscali significa accettare che non tutti i servizi sul territorio debbano reggersi sulla redditività. Alcuni valgono per quello che garantiscono a chi vive lì, non per quello che rendono a bilancio.

Lasciarla chiudere significa lasciare che il mercato faccia la sua selezione, con tutte le conseguenze sui piccoli comuni che ne derivano.

Confcommercio parla di rischio di desertificazione commerciale. Il ministro Urso ricorda gli interventi già avviati, a partire dalla legge sulle PMI. Però: quanti soldi pubblici siamo disposti a investire per mantenere servizi minimi che il mercato, da solo, non sosterrebbe più?

Di mio sarei tentato a dire “selezione naturale, se non ce la fanno vuol dire che non c’è mercato” ma… la desertificazione è reale. Bisogna trovare il modo di aiutare chi presidia i territori marginali. Che densità minima di servizi vogliamo garantire per Comune? Forse l’alimentari da solo non regge più, deve diventare un negozio multifunzionale? Prima di chiuderli andrebbero aiutati a vantaggio delle comunità locali.