Colpo di scena: Visa ha deciso di chiudere le sue attività di open banking in USA. Marcia indietro, il gioco non vale la candela.
Motivo? Regole incerte e costi di accesso ai dati sempre più alti.

Vabbè ma se ne accorge ora? No, ma prima di Mr. Trump le banche erano obbligate a condividere i dati dei clienti (con il loro consenso) senza poter chiedere commissioni.

Oggi invece la Consumer Financial Protection Bureau ha aperto alla possibilità di far pagare l’accesso. JPMorgan per prima ha introdotto fee milionarie, seguita da altri istituti.

Il risultato è che le fintech si trovano a operare in un mercato dove l’open banking non è più “open”, ma diventa un servizio a pagamento.

E ci sta perchè le banche sostengono i costi che servono a coprire sicurezza e infrastrutture ma sti cambi di rotta spaventano e fanno saltare i modelli di business.

Per Visa, meglio puntare altrove: Europa, dove la PSD2 garantisce regole chiare e accesso gratuito, e America Latina, mercato in forte crescita con quadri normativi più prevedibili.

Il rischio negli USA è una fase di consolidamento: i piccoli player potrebbero non reggere i costi, mentre i grandi (Plaid, Mastercard/Finicity) potrebbero rafforzarsi. Ma, soprattutto, si rischia un modello di open banking molto diverso da quello immaginato: meno inclusivo, più “a pagamento” e più favorevole alle banche tradizionali che ai nuovi entranti.

Situazione che se vuoi si sarebbe potuta anche immaginare ma che ora sposta il faro da noi dove mi aspetto, prima o poi, API di open banking di serie A e di serie B, a seconda delle fee pagate.

Fonte: Bloomberg news + Reuters