Hai presente quando si dice: si fa prima a comprarne uno nuovo che ad aggiustarlo? Ecco. C’è chi sta lavorando, dietro le quinte, da anni, per noi. La direttiva UE 2024/1799 punta a rendere la riparazione di elettrodomestici, smartphone e altri beni di consumo più facile, rapida e accessibile:

  • prezzi “ragionevoli” e garanzia estesa di un anno dopo la riparazione
  • divieto di ostacoli tecnici o legali
  • uso di pezzi di ricambio indipendenti e manuali tecnici accessibili

In Italia il recepimento è nel Ddl delegazione europea approvato il 22 luglio, ma l’entrata in vigore piena non sarà prima del 31 luglio 2026. Un annetto buono.

📅 Prossima tappa: il 9 ottobre al Salone della CSR a Milano, Altroconsumo presenterà il progetto europeo REPper, piattaforma con consigli e soluzioni per riparare o far riparare i propri dispositivi, insieme alle informazioni sui diritti dei consumatori.

Associazioni e operatori chiedono incentivi economici concreti, come bonus o voucher, per abbattere il costo delle riparazioni, seguendo esempi già attivi in Francia e Germania. O come a Vienna, dove esiste un bonus x la riparazione fino a 200€. L’idea: finanziare queste misure con fondi esistenti, come quelli della responsabilità estesa del produttore (EPR).

Alla fine poi si tratta di business. Nella sola Italia contiamo:

  • 316mila imprese (237.500 artigiane)
  • 904mila occupati
  • 113 miliardi di fatturato
    Ma ogni anno, in Europa, 35 milioni di tonnellate di prodotti ancora utilizzabili diventano rifiuti, con un costo di quasi 12 miliardi di euro per i consumatori.

Senza incentivi e strumenti fiscali (come IVA ridotta sul lavoro di riparazione), il diritto alla riparazione rischia però di restare un principio sulla carta. Se invece l’Italia saprà cogliere l’occasione, potrà posizionarsi tra i Paesi leader nell’economia circolare, rafforzando il primato europeo nel riciclo. Tanto poi ci penserà l’obsolescenza programmata…

Fonte: IlSole24Ore