Diciannove Borse nel mondo hanno toccato nuovi massimi storici. Non solo Wall Street e Nasdaq, che ormai lo fanno quasi ogni settimana, ma anche Tokyo, per la prima volta sopra i 50mila punti, Seoul, i listini sudamericani e persino quelli di Tunisia ed Egitto. In Europa, rialzi più contenuti ma diffusi, da Madrid a Londra.

Tutto questo mentre l’oro, protagonista assoluto del 2025, è sceso sotto i 4mila dollari l’oncia per la prima volta dal suo picco dell’8 ottobre. Una data non casuale: proprio in quei giorni esplodeva l’ultima grande guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Ieri, a muovere i mercati, è stata la notizia opposta: una tregua tra Washington e Pechino che sospende, almeno per ora, il contenzioso. Gli investitori hanno reagito con il classico “risk on”: acquisti di azioni, vendite di beni rifugio e un dollaro più debole.

Le reazioni, però, non sono state ovunque uguali. L’Asia ha festeggiato con entusiasmo, spinta anche dall’accordo in sé e dai nuovi negoziati commerciali avviati da Trump nella regione. L’Europa, già più allineata agli Stati Uniti, ha invece mantenuto i piedi per terra, frenata da prospettive meno dirette e da una Bce che non sembra intenzionata a seguire la Fed nei tagli ai tassi.

Negli Stati Uniti, invece, l’effetto combinato della tregua, dell’atteso allentamento monetario e dei risultati trimestrali migliori del previsto ha spinto Wall Street e Nasdaq verso nuovi record.

Difficile dire se durerà, ma per un giorno i mercati hanno riscoperto l’ottimismo.