Fare business con gli anziani. Se la Longevity economy italiana fosse uno Stato sovrano, sarebbe la sesta economia dell’Unione Europea. C’è un mare di business che vale 714 miliardi di euro, il 33% del Pil nazionale nel 2024.

Dentro questo numero ci sono badanti regolari e irregolari, personale delle Rsa, medici, fornitori di beni e servizi, apparecchiature e macchinari dedicati a una fascia di popolazione precisa: gli over 50. Il risultato occupazionale è di 5,6 milioni di posti di lavoro legati agli over 65, che salgono a 9 milioni se si considerano anche gli over 50.

Stiamo invecchiando a bestia e servono servizi che generino, cinicamente, opportunità. Gli over 50 sono il 48,3% della popolazione italiana, gli over 65 il 24,5%. L’età media è 46,8 anni. Gli over 80, 4,591 milioni di persone, hanno superato i bambini sotto i 10 anni, fermi a 4,326 milioni. Venticinque anni fa il rapporto era di 2,5 bambini per ogni ultraottantenne, cinquant’anni fa era di 9 a 1.

Nel 2050 gli over 65 saranno il 34,5% della popolazione e gli over 80 il 13,6%, con un’aspettativa di vita sopra gli 87 anni.

Gli esperti ci dicono che siamo ancora indietro e che dobbiamo lavorare su: prevenzione, educazione alimentare, contratti di lavoro pensati sul ciclo di vita, protezioni assicurative dedicate ai rischi della longevità. La metà dei 23 anni di vita guadagnati dal dopoguerra a oggi non viene vissuta in buona salute, e questo pesa su sanità, farmaci e assistenza.

Pensando allo stretto di Hormuz potremmo dire che il petrolio demografico c’è, manca ancora chi lo sappia estrarre.
Chi lavora su prodotti finanziari, assicurativi o di welfare per over 50 sta già costruendo per questo mercato, o lo sta ancora ignorando?

Fonte dati: Centro Studi Itinerari Previdenziali