Quanto guadagna uno di quei rider che vediamo sfrecciare su quelle bici ormai motorini nelle nostre città?
Qualche nuovo dato emerge dall’accordo tra Deliveroo Italia e la Procura di Milano, che a febbraio ha aperto un’indagine per caporalato contro l’azienda. L’accusa: ventimila rider pagati con compensi inadeguati a garantire un’esistenza dignitosa. Da lì è scattata l’amministrazione giudiziaria.

Prima del fine settimana Deliveroo ha reso noti i primi impegni concreti, con parere positivo della Procura.

La tariffa oraria minima, calcolata sul tempo attivo stimato per ogni consegna, sale da 10 a 14 euro.
Il compenso minimo per ordine passa a 3,77 euro, il 25% in più rispetto ad altre piattaforme del settore.
Chi resta più di tre minuti fuori dal locale viene pagato anche per l’attesa, con conguaglio in fattura a fine mese.

Arrivano poi anche bonus per i più attivi: 400 euro a chi supera 5.000 consegne l’anno, 300 euro a chi ne fa 1.500 tra weekend e festivi. Sul fronte sicurezza, guanti, protezioni da moto e mascherine antismog.

C’è però anche un nuovo limite, e va nella direzione opposta rispetto agli aumenti: massimo 8 ore di lavoro al giorno, 45 a settimana.

Detto tutto questo… ricordiamoci che stiamo parlando di lordo. Ricordiamoci che i rider non sono dipendenti ma tutti a partita iva. Nessun TFR, malattia pagata, ferie retribuite. Free lance.

Quindi quanto può mai guadagnare, realisticamente, un rider al mese? Mi sono fatto un po’ di calcoli, sicuramente avrò sbagliato, e li trovi tutti nel primo link.

Normalizzando un mese lavorativo su 22 giorni e con due scenari, sono arrivato a:

Scenario fiacco: 1.320 € lordi –> circa 950-1.000 € netti in tasca
Scenario buono: 1.980 € lordi –> circa 1.400-1.500 € netti in tasca

E l’enorme variabilità dipende anche dall’algoritmo su cui il rider ha zero controllo.

E una ricerca NIdiL Cgil conferma che per molti rider quello su Deliveroo o Glovo è un secondo o terzo lavoro, non l’unica fonte di reddito. E così ci sta anche se è un lavoro alquanto usurante.

Dura la vita del rider.
Sbattuto per strada, al caldo, al freddo, sotto la pioggia. Spesso ad aspettare che arrivi un ordine.
Li maledico, lo so, ogni volta che mi sfrecciano via sui marciapiedi, contromano o nell’oscurità ma stanno cercando di guadagnarsi da vivere più di quanto faccia il mio lavoro da colletto bianco.

QUANTO GUADAGNA UN RIDER?

Ci hanno detto che la tariffa oraria è di 14 euro.
Ma 14 euro non vengono pagati per tutte le ore in cui il rider è collegato all’app. Vengono calcolati sul “tempo attivo stimato”, cioè il periodo in cui il rider è effettivamente impegnato nella consegna, come il ritiro del pasto e il trasporto fino al cliente, non tutte le ore in cui è connesso all’app in attesa di ordini. Il tempo morto tra un ordine e l’altro, quindi, resta fuori dal conteggio.

Quali sono i tempi morti tra un ordine e l’altro?

Un riferimento concreto arriva dal caso Glovo, già passato sotto la stessa Procura di Milano con lo stesso meccanismo: su 1,197 milioni di ore effettivamente lavorate dai rider, circa 343mila non erano state conteggiate e quindi pagate. Sono circa il 29% delle ore reali che sparisce dal calcolo. Se lo stesso rapporto si applica a Deliveroo (l’ipotesi è ragionevole, dato che il meccanismo del tempo attivo stimato richiama da vicino quello già contestato a Glovo), su 8 ore di turno le ore effettivamente pagate a 14 euro si riducono a circa 5,5-6.

Fai il conto:

6 ore attive su 8 di turno –> circa 84 euro lordi al giorno
5,5 ore attive –> circa 77 euro lordi al giorno

Questo nello scenario favorevole, con buona densità di ordini (weekend, orari di punta). Nei giorni fiacchi la realtà è diversa: l’inchiesta NIdiL Cgil segnala un guadagno medio per consegna tra 2 e 4 euro lordi nella maggioranza dei casi, dentro cui rientra tutto: tempi di attesa, carburante, costi vivi del rider, con giornate da otto-dieci ore. Con 2-3 consegne attive all’ora (la stima fornita dalla stessa Deliveroo) e ordini medi da 3 euro, un turno da 8 ore con molta attesa può portare a incassi anche sotto i 60 euro lordi.

Quindi la forbice realistica per una giornata da 8 ore è ampia: da circa 60 a 90-100 euro lordi, a seconda di quanto tempo morto il rider si ritrova tra un ordine e l’altro. Il nuovo tetto di 8 ore al giorno limita quante ore un rider può passare a pedalare, ma non cambia il fatto che le ore di attesa restano pagate poco o nulla, che è poi il punto centrale della contestazione della Procura.

OK, ma in un mese, netto, quanto guadagna un rider?

Calcolando che è un lavoratore a partita iva, dobbiamo togliere 2 costi:
Tasse e contributi.
Con regime forfettario, l’imposta sostitutiva è del 15% (o 5% nei primi 5 anni per chi apre partita IVA per la prima volta), calcolata solo su una parte del fatturato (il coefficiente di redditività per servizi è al 67%). A questo si aggiungono i contributi INPS Gestione Separata, circa il 26% sull’imponibile. Messi insieme, il carico fiscale e contributivo per un rider con partita IVA si aggira in pratica sul 20-25% del lordo. Sotto i 5.000 euro l’anno come occasionale il discorso cambia (niente INPS fino a quella soglia), ma resta comunque una ritenuta d’acconto del 20% se il committente la applica.

Costi vivi.
Carburante o ricarica della bici elettrica, manutenzione del mezzo, consumo del telefono e del piano dati: si stima realisticamente tra 100 e 150 euro al mese, che il rider paga di tasca propria (l’assicurazione INAIL invece è a carico della piattaforma per legge).

Il conto finale, su 22 giorni:

Scenario fiacco: 1.320 € lordi –> circa 950-1.000 € netti in tasca
Scenario buono: 1.980 € lordi –> circa 1.400-1.500 € netti in tasca

La forbice tra i due scenari è quasi 500 euro al mese, e dipende quasi interamente da un fattore che il rider non controlla, ovvero quanto tempo morto l’algoritmo gli fa scontare tra un ordine e l’altro.

Vale la pena fare il rider?
Come unico lavoro… è dura, molto dura. Nessun TFR, nessuna malattia pagata, nessuna ferie retribuita, un reddito che oscilla di 400-500 euro al mese in base a fattori che il rider non controlla (algoritmo, meteo, stagionalità), e un tetto di 8 ore al giorno che ora limita anche la possibilità di compensare le giornate scarse allungando il turno.

L’aumento della tariffa oraria minima migliora le cose, ma non cambia la natura strutturale del lavoro, che resta a rischio quando visto come sostituto di un impiego a tempo pieno anziché come integrazione.

Ergo, ha senso come lavoro integrativo, con la speranza che la persona, nel mentre, riesca anche a crescere professionalmente e a trovare di meglio.