
Li vediamo pedalare (o meno) sui loro mezzi a due ruote tutti i giorni. Ma… chi è alla guida è la persona che ha realmente un contratto con il Glovo, Deliveroo o il Just Eat di turno? Sinceramente non ci avevo mai pensato.
Stiamo parlando di un lavoro da 2-4 euro a consegna. E spesso la metà finisce nelle mani sbagliate.
Nelle pieghe del food delivery è nato un sistema parallelo: il caporalato digitale.
Non servono piazze o camion come nel modello tradizionale: bastano un account “affittato” su Telegram (fino a 1.500€), un conto d’appoggio e una bici elettrica. Tutto fornito dal caporale, che in cambio pretende fino al 50% degli incassi giornalieri.
Le vittime principali? Migranti senza permesso di soggiorno o lavoratori che hanno contratto debiti enormi (fino a 15mila €) per arrivare in Italia.
Le modalità? Turni massacranti, minacce e violenze contro chi prova a ribellarsi.
Le conseguenze? Guadagni reali anche di appena 1,50 € a consegna.
Oggi in Italia ci sono circa 30mila rider di Glovo e Deliveroo, formalmente autonomi e pagati a cottimo: in media poco più di 3 € a consegna, che diventano 1,50 € netti dopo la “tassa” del caporale. Solo Just Eat ha scelto la via del contratto di lavoro subordinato, inquadrando circa 2.600 fattorini.
Esistono già norme contro il caporalato e obblighi di tracciabilità dei dati verso enti come Inail. Ma i controlli sono difficili: un account ceduto è quasi impossibile da verificare senza prove dirette. Inoltre, le piattaforme non hanno presidi territoriali e si basano su autocertificazioni, rendendo il sistema permeabile all’illegalità.
Entro il dicembre 2026 l’Italia dovrà recepire la Direttiva europea 2024/2831, pensata per migliorare le condizioni dei lavoratori delle piattaforme digitali. Ma nel frattempo è urgente rafforzare i controlli e i presidi.
La Cgil Nidil ha lanciato le Case dei rider (es. Firenze): spazi dove i rider possono ricaricare bici e cellulari, riposarsi, ma soprattutto ricevere ascolto e supporto per sottrarsi al racket dei caporali.
Le indagini dei Carabinieri e le denunce dei sindacati stanno facendo emergere un sistema diffuso in tutta Italia, che sfrutta soprattutto le comunità straniere. Un business che non si ferma solo alle corse: si vendono patenti false, software per manipolare le app e pacchetti “chiavi in mano” per iniziare a pedalare sotto il controllo dei caporali.
Le piattaforme si difendono, introducendo controlli come il riconoscimento facciale (lo fa Deliveroo) o protocolli di legalità. Ma la realtà è che il caporalato 2.0 è già qui, e mina la dignità di migliaia di lavoratori.
Una nuova frontiera di sfruttamente sapientemente gestita.
Fonte: IlSole24Ore