Quanto diavolo sono 115 miliardi? Partiamo da come si arriva a una valutazione come questa.
Revolut ha strutturato una vendita secondaria: un’operazione in cui dipendenti e primi investitori vendono azioni già esistenti a nuovi acquirenti, per ottenere liquidità senza che l’azienda emetta nuove azioni o raccolga capitale fresco. Il prezzo per azione viene negoziato tra Revolut e chi compra prima che l’operazione parta, ed è quel prezzo, moltiplicato per il totale delle azioni in circolazione, a determinare la valutazione implicita dell’azienda.

Mercoledì 22 luglio Storonsky ha comunicato ai dipendenti in un memo interno i termini già definiti: 2.017 dollari per azione, che portano la valutazione a 115 miliardi, +53% rispetto ai 75 miliardi di novembre. Il memo non ha causato quel numero, lo ha reso ufficiale internamente, ed è così che la notizia è arrivata alla stampa (prima Bloomberg, poi confermata da Reuters e WSJ tramite un portavoce dell’azienda).

In una secondary il prezzo lo fissa Revolut stessa, negoziandolo con gli acquirenti che ha scelto. Non c’è un term sheet pubblico, non ci sono investitori esterni indipendenti che discutono il numero. La quota di Storonsky, circa un terzo della società, oggi vale sulla carta più di 36 miliardi, in un processo che l’azienda stessa controlla dall’inizio alla fine.

I saldi clienti sono cresciuti del 66% nell’ultimo anno, arrivando a 67,5 miliardi. Su quella liquidità Revolut guadagna come tesoreria, non come prestatore. Ne presta circa 2. Hai voglia a spingere su questo fronte.

Ma è anche vero che Interchange, abbonamenti in crescita del 67%, FX, wealth, interessi sui depositi: è tutto reddito da commissioni, e il reddito da commissioni non ha una curva di perdita. Il credito sì.

La licenza bancaria UK di marzo 2026 e quella ADI senza restrizioni in Australia di luglio sono ciò che permette a Revolut di spostarsi verso il prestito. Fare underwriting durante una fase di rallentamento è l’unica cosa che un’app senza sportelli, nata 11 anni fa, non ha mai fatto.

Ogni neobank che ha spinto sul prestito troppo in fretta ha imparato sul campo cosa significa cost of risk. Il margine del 38% che oggi sostiene questa valutazione è anche il margine più esposto a quel rischio.

LAustralia è la prima licenza di raccolta depositi senza restrizioni che Revolut ha fuori dal Regno Unito, ed è abbastanza piccola da rendere sostenibile anche un’annata di prestiti andata male, il che la rende il primo vero test di come l’azienda fa underwriting.

Il management guida verso 9 miliardi di ricavi e 3,5 miliardi di utile netto per il 2026. Se questi numeri arrivano con il portafoglio prestiti ancora nell’ordine di pochi miliardi, la crescita resta trainata dalle commissioni e la domanda sul credito si sposta semplicemente a un prezzo più alto.

Tu come la leggi: fintech più profittevole al mondo o valutazione che corre più veloce del rischio che ancora non ha affrontato?