
Se non conosci MrBeast non te ne faccio una colpa, è “solo” uno Youtuber con 445 milioni di follower, molto più conosciuto all’estero che da noi.
Ah, ecchecefrega a noi degli Youtuber, quali altri pacchi ci sta per tirare questo qua, è un’altro che vedremo su qualche grattecielo a Dubai a venderci sogni?
La tentazione di rispondere “sì” è tanta ma il personaggio è talmente spesso che normalmente fa le cose fatte bene.
Jimmy Donaldson (MrBeast), ha depositato settimana scorsa il marchio “MrBeast Financial” presso lo U.S. Patent and Trademark Office.
Dal mondo del food e dell’intrattenimento a quello, ben più regolamentato, dei servizi finanziari.
Il deposito prevede un ambizioso ventaglio di attività: mobile banking, exchange di criptovalute, microprestiti, gestione degli investimenti, assicurazioni e formazione finanziaria.
MrBeast Financial, secondo documenti visionati da Business Insider, punterebbe a offrire un’app di servizi finanziari pensata per il pubblico Gen Z e Millennial attraverso partnership con operatori fintech già autorizzati.
Si intravede una fusione tra intrattenimento, community e servizi regolamentati.
E questo approccio mi piace anche perchè potrebbe:
- spiegare meglio alcune cose ai giovani sul denaro, visto che a scuola non fanno una cippa,
- aprire la strada a una nuova generazione di piattaforme fintech “creator-led”,
- spingere banche e neobank tradizionali a collaborare con influencer per restare rilevanti.
La crescente attenzione dei regolatori verso i finfluencer renderà questo esperimento un vero banco di prova.
MrBeast Financial potrebbe inaugurare una nuova era della finanza digitale, dove la fiducia non nasce da una banca… ma da un creator.
Se fallirà, sarà un monito su quanto sia difficile trasformare la popolarità online in credibilità finanziaria.
Il confine tra fintech e social media sta diventando sempre più sottile: ci fideremo?