
Negli Stati Uniti i sogni delle neobank europee spesso si infrangono. E Monzo ha appena deciso di smettere di fingere il contrario.
Il 31 marzo ha annunciato che non acquisirà più nuovi clienti negli USA e chiuderà i conti esistenti entro giugno, con un taglio di circa 50 posti di lavoro. Una scelta arrivata a meno di due mesi dall’ingresso della nuova CEO Diana Layfield, che suona come una presa di posizione: meglio la redditività che la presenza geografica “di facciata”.
Queste decisioni però non si prendono “di pancia” ma si basano sui numeri; Monzo conta circa 15 milioni di clienti nel Regno Unito, ricavi per 1,2 miliardi di sterline in crescita di circa il 40% anno su anno e un forte salto nella profittabilità. L’operazione americana, partita nel 2020 senza una vera licenza bancaria propria non è mai riuscita a raggiungere scala né sostenibilità economica. La stessa azienda lo ha detto senza giri di parole: decisione strategica per concentrarsi su casa e Europa.
Del resto a dicembre 2025 Monzo ha ottenuto una licenza bancaria europea dalla BCE e dalla banca centrale irlandese. Ovvero: può espandersi in tutta l’Unione Europea partendo da un’unica base regolatoria. Un vantaggio importante rispetto agli Stati Uniti, dove la frammentazione normativa stato per stato rende la crescita lenta, costosa e incerta.
In Europa, invece, Monzo gioca una partita che conosce bene; non deve reinventarsi, ma replicare un modello già validato. Negli USA avrebbe dovuto competere frontalmente con player come Chime, SoFi e Varo Bank, bruciando capitale solo per restare in partita.
Non è la prima a fare marcia indietro. Anche N26 ha lasciato il mercato americano nel 2021. Oggi l’eccezione resta Revolut, che continua a spingere negli USA e ha richiesto una licenza bancaria nazionale nel marzo 2026. Se riuscirà a ottenerla, avremo due modelli opposti da osservare: espansione globale contro profondità regionale.
Entrambe strategie sensate. Ma quella di Monzo ha un vantaggio evidente: non richiede anni di perdite per dimostrare di funzionare.
Nei prossimi mesi sarà interessante capire tre cose:
1) Quanto velocemente Monzo riuscirà a scalare dall’Irlanda al resto d’Europa.
2) Se questa pulizia strategica accelererà i tempi di una possibile IPO.
3) Cosa succederà a Revolut: perché se la sua richiesta di licenza negli USA dovesse rallentare o arenarsi, la scelta di Monzo apparirà oltre che prudente, saggiamente inevitabile.