Le stablecoin non sono la promessa o la minaccia che pensiamo. Questo è un pensiero interessante, che riporto, di Daniel Gros, economista tedesco, pubblicato su Project Syndicate il 10 dicembre 2025, intitolato Who’s Afraid of Stablecoins?

Quando l’amministrazione Trump lanciò il Genius Act per promuovere le stablecoin in dollari, si sono scatenate preoccupazioni in Europa sulla sovranità monetaria. Ma forse stiamo sopravvalutando sia la minaccia che l’opportunità.

Il paradosso regolamentare

Ironia della sorte, l’Europa è già avanti con il regolamento MiCA del 2023, che anticipa molte delle misure americane. Non siamo in ritardo. Se mai, siamo stati precauzionali quando le stablecoin avevano ancora un impatto limitato.

I limiti strutturali della tecnologia

Le stablecoin promettono di rivoluzionare i pagamenti, ma la realtà è più complessa:

  • La blockchain processa le transazioni a blocchi, non singolarmente. Bitcoin gestisce fino a 4.000 transazioni ogni 11 minuti: inefficiente per pagamenti al dettaglio che richiedono instantaneità
  • Il “registro distribuito” significa duplicare ogni transazione migliaia di volte. La rete Tron, ad esempio, pesa oltre 2 terabyte: contro l’efficienza di un registro centralizzato tradizionale
  • I ritardi di latenza tra nodi distribuiti globalmente rallentano ulteriormente le operazioni

Il problema della pseudonimia

Per i pagamenti all’ingrosso emerge un’altra criticità: le transazioni blockchain sono “pseudonime”, non anonime. Chi riceve un pagamento deve condividere l’indirizzo del proprio wallet, rendendo visibili tutte le transazioni future: incluse informazioni commerciali sensibili che potrebbero finire ai concorrenti.

Le aziende legittime non possono “confondere le tracce” come fanno i criminali senza rischiare accuse di riciclaggio.

Una nicchia, non una rivoluzione

Le stablecoin potrebbero essere utili per le rimesse transnazionali: un mercato da 700 miliardi di dollari l’anno. Sembra tanto, ma è meno del PIL di un paese europeo medio e una frazione minuscola dell’economia globale. E comunque chi riceve stablecoin deve poi convertirle in valuta locale, sostenendo costi aggiuntivi.

La risposta strategica? Mantenere la calma

Gli ostacoli all’adozione diffusa delle stablecoin sono strutturali e insormontabili senza ripensare radicalmente la tecnologia. Non fruttano interessi, non competono con i sistemi di pagamento esistenti, non sono pratiche per l’industria.

Quando questo diventerà evidente a imprese e investitori, l’isteria attuale si sgonfierà. La vera risposta strategica dell’Europa non è rincorrere una rivoluzione che probabilmente non avverrà, ma continuare a costruire sui propri punti di forza: regolamentazione prudente, sistemi di pagamento efficienti, stabilità finanziaria.

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