Vedrai che a breve potrai comprare luce e gas da Meta, da Apple o da Microsoft. Le Big Tech non si accontenteranno più di comprare energia. Vogliono entrarci dentro, fino al punto di trattarla, venderla, gestirla come farebbe una utility.
Meta e Microsoft hanno chiesto l’autorizzazione federale negli Stati Uniti per commerciare energia. Apple ce l’ha già. E non stiamo parlando di un dettaglio tecnico: è un cambio di ruolo che apre nuovi scenari di business. Se fossi una utility qualche paura comincerei ad averla.
Meta sostiene che, per costruire nuovi impianti capaci di alimentare i suoi data center, serve la possibilità di firmare contratti lunghi, impegnativi, e allo stesso tempo di rivendere la quota non utilizzata sui mercati all’ingrosso. È un modo per avere più controllo sul proprio fabbisogno energetico, certo, ci sta, ma anche per entrare in un settore strategico.
Le infrastrutture dell’AI richiedono livelli di consumo che il sistema elettrico tradizionale fatica a sostenere. In Louisiana, per alimentare un singolo campus di data center, stanno già nascendo tre nuove centrali a gas. In parallelo, Meta ha firmato un accordo ventennale per energia nucleare da una centrale in Illinois. Microsoft ha fatto qualcosa di simile, arrivando a riattivare un impianto storico.
Si sta creando uno scenario paradossale: mentre le utility lottano con investimenti, burocrazia e reti che invecchiano, le Big Tech si muovono per legarsi direttamente alle fonti di produzione… e gestirle. Non solo per “comprare”, ma per operare sul mercato.
Se un gruppo come Meta o Apple può trattare energia al pari di un’utility, quale sarà il ruolo degli operatori tradizionali? E cosa accadrà quando queste aziende avranno la possibilità di influenzare i flussi, i prezzi, la disponibilità di una delle risorse fondamentali della società moderna? Paura.
Del resto il digitale ha bisogno dell’energia per poter stare in piedi. Il rischio è quello però di concentare ulteriore “potere” nelle mani di pochi.
Fonte: TechCrunch