
Per molti giovani della Generazione Z, il retail è un habitat quotidiano: lo attraversano come clienti e lo vivono come spazio di socialità (il 75% ci va con gli amici). Eppure, quando si parla di lavoro, il settore viene vissuto più come una tappa di passaggio temporanea (per il 37% degli intervistati) che come un traguardo professionale
Il 49% vorrebbe lavorare in “un sede centrale”. Ed è qui che nasce il cortocircuito: si sogna la “sede centrale” senza rendersi conto che quella sede è il motore di tutto ciò che vediamo nei negozi.
Il retail è un “animale” complesso, dalle mille sfaccettature e professionalità. Figure come l’addetto alle vendite (18%) o lo store manager (17%) sono ben note, ruoli cruciali come il buyer (11%) o gli specialisti in logistica (8%) restano ancora nell’ombra.
La maggior parte dei giovani mostra un forte interesse per le carriere nel marketing, finanza o risorse umane, ambiti che spesso non vengono immediatamente associati al mondo della distribuzione.
E quindi forse è un tema di linguaggio perchè il retail oggi non è più solo il “negozio” fisico (scelto dal 45% per gli acquisti), ma un ecosistema ibrido e fluido dove l’integrazione tra online e offline è ormai la norma. E, perbacco, se c’è da fare.
Il 39% dei giovani rivaluterebbe il settore se avesse una maggiore consapevolezza delle reali prospettive di carriera offerte. Quindi forse il retail dovrebbe raccontarsi un po’ di più. Solo raccontando la complessità organizzativa e le opportunità di crescita reale, il comparto potrà intercettare le aspettative di una generazione che cerca stabilità, ma anche una progettualità di valore.
Fonte: indagine di Skuola.net per Federdistribuzione su giovani tra i 17 e i 25 anni