
I laureati italiani lavorano di più e guadagnano meno.
Il rapporto AlmaLaurea 2025 fotografa un paese che ha risolto metà del problema.
A cinque anni dalla laurea, il 94,4% dei laureati magistrali è occupato: il valore più alto degli ultimi 15 anni. Bene ma…poi arriva la retribuzione.
Chi resta in Italia porta a casa 1.840 euro netti al mese dopo cinque anni. Chi è andato all’estero ne percepisce 2.941. Lo stesso titolo, la stessa persona, quasi il 60% in più.
E i giovani lo hanno capito e spesso guardano già lontano prima di finire gli studi: il 70% di chi è emigrato dichiara che il rientro è improbabile o molto improbabile. Non è una scelta emotiva ma una valutazione razionale. Bella l’Italia ma non ci campo.
Nel 2016, il 24,4% dei laureati prossimi alla laurea dichiarava di non voler accettare meno di 1.500 euro netti mensili. Oggi quella quota è quasi triplicata, al 66,9%.
E facendo due paragoni, non è che i nostri giovani sono svogliati, gne gne o che siano diventati esigenti. Hanno smesso di accettare condizioni che nessuno in Germania o nei Paesi Bassi accetterebbe.
Il problema del talent drain italiano è spesso raccontato come questione di attrattività o di formazione. I dati AlmaLaurea ci dicono invece che i laureati ci sono, trovano lavoro, producono valore. Solo che il valore non viene redistribuito abbastanza da trattenerli. That’s it.
Finché il gap retributivo con l’Europa resterà intorno al 60%, aimè, il PNRR e le politiche di attrazione dei talenti serviranno a poco.