
Negli ultimi cinque mesi, Google ha rilasciato tre protocolli open-source che, insieme, formano un vero e proprio sistema operativo per permettere agli agenti di intelligenza artificiale di navigare sui siti web, acquistare prodotti e completare pagamenti in totale autonomia.
Attualmente, l’AI interagisce con i siti web in modo inefficiente, comportandosi come un turista che cerca di orientarsi in una città straniera senza parlarne la lingua: scatta screenshot, analizza il codice HTML e “indovina” dove cliccare. Google ha deciso di eliminare queste inefficienze strutturando un’architettura a tre livelli:
• WebMCP (Gli occhi e le mani): Un’API integrata nel browser (lanciata a febbraio 2026 su Chrome Canary) che permette ai siti web di esporre funzioni strutturate (come searchFlights) affinché gli agenti AI possano scoprirle e utilizzarle direttamente, riducendo il carico computazionale del 67% e portando l’accuratezza al 98%.
• UCP (Il cervello): L’Universal Commerce Protocol, sviluppato in collaborazione con Shopify, standardizza l’intero ciclo del commercio, dalla scoperta dei prodotti fino al checkout e alla gestione degli ordini.
• AP2 (Il portafoglio): L’Agent Payments Protocol risolve il problema della fiducia quando è un software a fare acquisti. Utilizza “mandati” crittografici digitali per registrare in modo inalterabile le intenzioni dell’utente, il carrello e l’autorizzazione al pagamento.
Google sta costruendo una infrastruttura open-source per catturare il valore dominando l’ecosistema. Sebbene esista un’alleanza concorrente formata da Stripe e OpenAI con il loro Agentic Commerce Protocol (ACP), l’approccio di Google è molto più ambizioso. Mentre ACP si concentra sul checkout, lo stack di Google copre l’intero processo: dal browser ai pagamenti, fino alla comunicazione tra agenti.
Da SEO ad AEO (Agent Experience Optimization)
Le implicazioni per le aziende e le istituzioni finanziarie sono enormi. Quando i consumatori inizieranno a usare l’AI per confrontare mutui o scegliere carte di credito, le banche dovranno fare i conti con un nuovo paradigma competitivo. In futuro, non basterà più l’ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO); sarà fondamentale l’AEO, ovvero l’ottimizzazione per l’esperienza degli agenti.
Per le banche significa esporre tool WebMCP per saldo, bonifici, apertura conto. Per i payment processor significa ridisegnare i modelli di rischio attorno alle transazioni “agent-present”. Per lending e insurance significa che un agente potrà confrontare decine di offerte in secondi e completare una domanda di prestito con chiamate strutturate.
Le istituzioni che aspetteranno si ritroveranno nella stessa posizione di un negozio senza sito web nel 2003: tecnicamente funzionanti, ma del tutto invisibili per i clienti.
I rischi da non sottovalutare Questa rivoluzione non è priva di incognite. L’architettura espone a nuovi rischi di sicurezza, come la possibilità che schede del browser malevole ingannino gli agenti AI per sottrarre dati bancari o eseguire bonifici non autorizzati. Inoltre, vi è un forte rischio di concentrazione: le grandi piattaforme di e-commerce si adatteranno rapidamente a questi protocolli, mentre le aziende più piccole potrebbero rimanere indietro, creando un web a due velocità.