
Klarna ha lanciato un attacco diretto a American Express e JPMorgan Chase introducendo due livelli di abbonamento – Premium e Max – pensati per offrire privilegi da “carta top” senza costringere i consumatori a indebitarsi.
I nuovi piani, rispettivamente da 19,99 e 44,99 dollari al mese, includono vantaggi tipici delle carte premium come Amex Platinum (895$/anno) e Chase Sapphire Reserve (795$/anno): accesso alle lounge aeroportuali, assicurazione viaggio, cashback, oltre a servizi come The New York Times, Headspace e ClassPass.
E questi abbonamenti sono ovviamente figli di uno studio di mercato che vede un cambio strutturale nel comportamento dei consumatori. Con il debito complessivo delle carte di credito USA a 1,23 trilioni di dollari, crescono gli utenti “benestanti” che preferiscono strumenti basati su debit spending (ovvero paghi subito, i soldi escono subito dal conto) piuttosto che sul credito revolving (finanziamento a rate mensili con interessi). Secondo Klarna, il 15,1% degli americani con redditi superiori a 100.000 $ ha cancellato almeno una carta di credito nell’ultimo anno, e quasi un terzo utilizza già servizi BNPL come metodo di pagamento principale.
Il livello Max è il più aggressivo: accesso illimitato a oltre 1.800 lounge LoungeKey, 2% di cashback su ogni acquisto, protezioni viaggio complete, possibilità di convertire i premi in miglia e punti hotel (BA, United, IHG e altri).
Ci sono però ancora limiti. Il cashback al 2% non regge il confronto con le strategie di massimizzazione dei bonus delle carte tradizionali. Un consumatore che spende 30.000 dollari l’anno tra viaggi e ristoranti otterrebbe circa 600 dollari da Klarna Max, contro un valore effettivo anche superiore ai 1.800 dollari con la Sapphire Reserve (programma travel di Chase).
Vabbè ma è comunque un inizio, un infilare la lama nella torta.
L’idea di Klarna introduce una novità nel mercato dei servizi finanziari premium: un modello in abbonamento che amplia l’accesso ai benefici tipici delle carte di fascia alta, senza bisogno di credito rotativo (tipico del revolving). Non è necessariamente un sostituto delle carte tradizionali, ma un’estensione verso consumatori che finora non avevano un modo semplice di ottenere questi vantaggi.
Se la strategia avrà trazione, gli emittenti storici potrebbero essere spinti a rivedere fee, soglie di spesa e complessità dei programmi a punti. In prospettiva, prodotti finanziari basati sull’iscrizione mensile potrebbero sganciare definitivamente i premi dal debito, costringendo gli operatori tradizionali a competere davvero su trasparenza e valore percepito.