
La Lombardia attrae il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Rispetto alla Catalogna, però, ne attrae quasi la metà.
E questo, per Regione Lombardia, non basta più.
Da settembre è partita una strategia nuova, presentata ieri a Roma: non aspettare che gli investitori arrivino, ma andarli a cercare. Proattivamente, nei mercati che contano.
Il veicolo è Invest in Lombardy, che diventa punto di accesso unico per chi vuole insediarsi: analisi di mercato, selezione dei siti, supporto autorizzativo, raccordo con incentivi e partner pubblici e privati. Un’unica porta invece di un labirinto.
I settori target sono ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica, agroalimentare avanzato. Con un focus esplicito su ricerca e sviluppo, non solo produzione.
Il terreno su cui giocano le nuove Zone di Innovazione e Sviluppo (Zis) è: presentare ai potenziali investitori non un capannone, ma un ecosistema. Ricerca, talenti, fornitori, tutti nel raggio di pochi chilometri.
Il limite dichiarato è la leva fiscale, che le regioni italiane non possono usare. Il confronto con Barcellona o Stoccarda resta difficile anche per questo.
Il roadshow parte a giugno.
Un territorio che non può competere sulle tasse, su cosa dovrebbe davvero puntare per battere le regioni manifatturiere del Nord Europa? La creazione di un “ecosistema”, sarà sufficiente?