PayPal e Perplexity hanno presentato InstantBuy: una novità che permette ai consumatori a stelle e strisce di completare acquisti direttamente all’interno dell’interfaccia conversazionale di Perplexity.

Il lancio arriva in un periodo strategico, poco prima del picco stagionale degli acquisti, e rappresenta uno sviluppo rilevante nell’ambito dell’agentic commerce: uno scenario in cui l’intelligenza artificiale non solo suggerisce prodotti, ma gestisce l’intera transazione agendo per conto dell’utente.


🤔 Come funziona instant buy?

Niente più passaggi multipli da ricerca a sito del merchant, a pagina prodotto, a checkout. Si pone una domanda in linguaggio naturale, si ottengono raccomandazioni generate dall’AI e si completa l’acquisto senza uscire dalla conversazione.
PayPal si occupa di identità, antifrode e protezione acquirente. Il merchant resta venditore ufficiale e mantiene la relazione cliente.

Tra i brand disponibili al lancio: Abercrombie & Fitch, Ashley Furniture, Fabletics, Newegg. L’obiettivo dichiarato è arrivare a oltre 5.000 retailer integrati.

Instant Buy è un tassello in più perchè PayPal già con Store Sync e Agent Ready, lavorava per rendere i merchant “compatibili” con piattaforme conversazionali senza ulteriori integrazioni tecniche. Soluzioni già presentate anche da WorldPay e soci.

Sul piano partnership sta lavorando anche con OpenAI per l’integrazione del checkout in ChatGPT (prevista nel 2026) e con Google Cloud per soluzioni di conversational commerce.

McKinsey stima che l’agentic commerce possa valere tra i 3 e i 5 trilioni di dollari a livello globale entro il 2030. Il 74% dei consumatori utilizza già strumenti AI durante il percorso d’acquisto. La competizione crescerà: Visa e Mastercard stanno sviluppando framework simili; Stripe collabora con OpenAI su protocolli open commerce.

PayPal da semplice “bottone di checkout” vuol diventre a infrastruttura centrale per transazioni AI-native, ma senza ritrovarsi marginalizzata qualora le piattaforme conversazionali costruissero sistemi proprietari. La scelta dei protocolli aperti strizza l’occhio a un approccio collaborativo, non antagonista.

L’evoluzione corre veloce, chissà se tutto questo “chiasso” genererà davvero revenue per tutti.

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