
Il retail italiano sta entrando in una fase di selezione e trasformazione profonda. Così ci ha raccontato oggi il Politecnico. La contrazione dei consumi discrezionali e della rete fisica non segnala un declino del commercio, ma la fine di modelli poco efficienti, scarsamente integrati e deboli sul piano dei dati.
Il digitale diventa infrastruttura, non canale:
- abilita controllo dei margini,
- rende sostenibile l’omnicanalità,
- trasforma il negozio in un luogo di servizio, relazione e valore, non solo transazione.
Crescita e-commerce b2c 2025
L’e-commerce b2c si difende, non cresce più a doppia cifra e nel 2025 tocca i 62,3mld (+7% YoY). La penetrazione sui consumi è del 13% e l’acquisto di prodotti (40 mld) è quasi il doppio di quello dei servizi (22,3mld). Non è più una alternativa allo store ma è parte dell’esperienza complessiva: influenza scelta, prezzo, relazione e fedeltà, indipendentemente dal luogo in cui avviene l’acquisto.
Intelligenza artificiale
L’Intelligenza Artificiale assume un ruolo sempre più operativo: meno “demo”, più processi core. Nel breve periodo il focus resta su efficienza e decisioni data-driven; nel medio termine emergono modelli in cui agenti software interagiscono direttamente con cataloghi, carrelli e sistemi di pagamento.
Chiusure negozi in Italia
Tutto bene? Snì, abbiamo comunque una rete fisica in contrazione:
- 539.789 negozi di prodotto a fine 2024 (-2,8% YoY)
- persi 85.261 negozi in 10 anni
- cali più forti in Editoria, Abbigliamento, Arredamento.
Il futuro del retail in Italia
Che cosa ci aspettiamo nei prossimi anni?
Lo scenario è quello di un retail più piccolo ma più produttivo, meno intuitivo e più guidato dai dati,
meno centrato sul canale e più sull’ecosistema, capace di usare tecnologia e AI come leva industriale, non come ornamento.
Facile a dirsi, meno a farsi visto che gli investimenti nel digitale rimangono sotto il 5% (siamo al 4,7%, erano 3,2% nel 2024, non lamentiamoci troppo).
